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1 (1650) La Turchia
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Lettera 17. da Baghdad750tino all'incolto, per non dire al barbaro: comeè, comandare imperiosamente, mostrare alte-rigia ne' geſti, parlare alle volte come mezo bra-uando, vsar poche cerimonie; & altri modi co-sì fatti, che frà di loro si costumano & hannodel grande, ma frà noi parerebbero, ò superbi,ò rozzi. L'habito, lo porterà come io vorrò; eper l'auuenire, l'andera mutando, secondo levsanze de' vari paesi, per doue camineremo: mainfin'adesso l'ha portato e porta ancora Siriano,all'vso della sua terra; differente dal Turco quasisolo nel portamento della testa: che questo, èpiù basso, e con veli per lo più neri, che intor-no ad vn bel viso non fanno male: e di più, al-l'vsanza delle Beduine, vn'auuolgimento intor-no al viſo di vn drappo di ſeta, ſottiliſſimo comeTaffettano, rigato e scaccato di più colori in va-ri modi, ma ben concertati insieme con gratia,che dinanzi al volto & al petto fà vn'effetto simi-le a quello de'veli delle nostre Monache, ouerodelle vedoue Spagnuole: ma dietro pende poilarghissimo, e lungo con vna punta fin'in terra,e con certo garbo, che, secondo me, ha del gran-de, & hà disegno. Differenti pur'alquanto daquelle, che vsano hoggi le Turche, son le ca-micie, che qui, secondo l'usanza antica (per-che la nuoua, per la lontananza forse della Cor-te,

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