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1 (1650) La Turchia
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De 10. e 23. di Decembre 1616. 749in queſto infelice ſtato di religione, in che dicoa V. S. che si troua la Christianità di questo pae-se, che poteua frà di loro imparar la mia Signo-ra Maani? ò che marauiglia e, se ella altro nonne sà, che quel poco, che, ò portò seco bambi-na dalla sua terra, ò qui dalla bocca de' proprijgenitori hà potuto andar carpendo? Credo ben,che per particolar prouidenza di Dio, il sapernepoco sia stata sua ventura; perche tanto piu fa-cilmente da me, ò per dir meglio da' nostri Re-ligiosi (a' quali e l'istruttione di lei, e le cerimo-nie da farsi del nostro matrimonio, in altro luo-go più commodo, riseruo) apprenderà la veravia, nè vi sarà difficultà in hauer da scancellardalla sua mente altre sinistre impressioni fatte,che come hò detto non vi sono: anzi, inchinandoella molto, e per proprio genio, e per compia-cermi, al rito Latino, che ogni hora io le predi-co; sarà, piacendo a Dio, non men di religio-ne è di rito, che di congiuntion di Sangue, buo-na Romana. Circa i costumi ciuili ancora, co-me persona di giudicio che è, non manca di ab-bracciar volentieri i nostri, massimamente douegli troua migliori di quei de' suoi paesi; i qualiveramente, in certe isquisitezze di galanterie,non si può negar che non siano alquanto man-cheuoli, e che in certe cose non tirino vn tan-tino