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1 (1650) La Turchia
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646 Lettera 16. dal Padiglione nel Desertomente doue bisognano: ma chi senza me vedes-se i miei scartafacci, non potrebbe conoscerle, etrouerebbe molte cose imperfette. Di questa fa-tichetta, fatta in furia caminando, ne giàempiuto ventiotto fogli di mia mano minuta:di maniera che V. S. può pensar che ci sia dellarobba, più che nelle lettere che scritte. Dipiù, porterò molte altre scritture; come, rela-tioni della Corte del Turco, e cose simili, dallequali ſi cauerà molto per imbellir con curioſità:altre, ne accozzate io in miei ſcartafacci: al-tre molte, ne a mente, senza hauerle scritte:in fatti, bisogna, che vi sia io, per far cosa com-pita, come vorrei che fosse, già che V.S. ci si met-te. La lettera della relation di Costantinopoli,che V. S. perdè, non potrò rimandargliela, per-che non l'; che non tengo mai copia di lette-re ch'io scriua, essendo pur troppa fatica lo scri-uerle vna volta: ma non importa, che se non viera altro, che la descrittion della città, la potre-mo rifar quando vorremo; hauendo io benissimoa mente il suo sito, con ogni circostanza. Delresto, V. S. sia sicura, che adesso ch'io que-sto suo desiderio di fauorirmi, oltre l'obligo infi-nito che gliene tengo, viuerò molto contento,e mi affaticherò con più cuore. Si aggiungonocome V. S. già vede, Arabie deserte, Babilonie,Eu-.