630Lettera 14. da Aleppoue, fummo trauagliati in Aleppo da vn terre-moto tanto grande, che i muri fortissimi, e levolte grossissime dell'alloggiamento doue io ha-bito, tremauano tutte come frondi percosse dalvento. Ma durò poco: dicono, che questa cit-tà ne ſoglia ſpeſſo patire.VITrè giorni sono, si passò il tempo con vn'al-tra caualcata, che se ben fù più tosto di funtio-ne priuata, che di publica; con tuttociò, nonmancò essa ancora di esser riguardeuole. E fù,che partendo d'Aleppo il Consolo vecchio deglInglesi per la venuta del nuouo successore; noialtri Franchi di tutte le nationi, conforme quisi costuma, l'accompagnammo quattro ò cin-que miglia fuor della città con vna bella comi-tiua di circa a trecento caualli, che non fecemala vista; massimamente, perche andam-mo quasi tutti vestiti all'usanza di questo pae-se.VIIQuesta mattina poi, habbiamo hauuto, po-co innanzi l'alba, l'eclisse della Luna; nellaqual contingenza, ci è stata qualche curiositàda osseruare. Perche, nel modo a punto chefaceuano gli antichi con Sistri, e con altri stru-menti di metallo; secondo mi ricordo di hauerCap. de letto nel libro del Chartari delle Imagini degliDianaDei, ma non hò a mente che autorità anticaegli
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1 (1650) La Turchia
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630
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