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1 (1650) La Turchia
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III

Lettera 13. da Aleppo492habbia dato occasione a questa credenza.Altro non vi era da vedere in Rama: però lamattina seguente, non molto a buon'hora, mene partij; e poco prima di mezo giorno, per an-dare a veder le reliquie di certe Chiese antiche,fabricate in vna villa disfatta, che, secondo me,anticamente era buona Terra, & era la patria delbuon Ladrone, che morì con Christo; vscij vnpoco di strada: cioè lasciai andar la carouana co'icameli al suo camino, & io con solo Tomaso, ilPittore, & i due Turchi, saliti a cauallo, con laguida d'vn contadino Arabo, andammo a vederle rouine di quelle fabriche, che da i Dragoman-ni di Rama mi era stato detto, che non lasciassidi vederle. Andato che fui, nel voler tornare al-la carouana per altra strada corta, mi si fecero in-contro trè Arabi a cauallo, armati di lance, spa-de, e freccie, con otto ò dieci altri a piedi, ar-mati solo di bastoni, come contadini, che era-no. Ci dissero, che voleuano denari; ma nonsò come in lingua loro, che a dir la verità, il perche non intendeuamo. Haueuano costoro ra-gione, perche erano Cafiri (come chiamano)ouero guide, & assicuratori di strade; e l'vsanzadel paese per tutte le terre degli Arabi è così: maio non sapeua allhora questa vsanza, e non gl'in-tendeua bene: mi parue, che domandassero de-nari