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1 (1650) La Turchia
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VI

Lettera 12. dal Cairo464portaua con vna patienza mirabile: & vn'altroMaimone più grande di tutti; di quelli, che inItalia chiamano Bragoni ò Babuini, strascinaual'Asino per la capezza: in somma era vista bella:ma raccontare i giuochi strauaganti che fanno,ſarebbe coſa troppo lunga.Non deuo passare in silentio, che fui menatol'altro giorno a veder la fontana dell'Amore : cosìle hò messo io nome, ouero del Disamore, per dirmeglio. E vna pila di pietra nera di Egitto, du-rissima, intagliata tutta con varie figure, e conhieroglifici, e caratteri incogniti antichi, dentroe fuori. Io vi riconobbi Anubi; perche, trà lealtre coſe, vi è in mezo vna figura d'huomo contesta di cane, che l'hò per Anubi senz'altro. Vnaltra, che vi era pur d'Idolo, la conosco, e l'hoappresso di me in vn sigillo intagliato, trouato inAlessandria; ma non hò a mente, che sia. Stàquesta pila accommodata in vn nicchio di mar-mo, in vna strada publica, per fontana, con ac-qua posticcia; che corrente non vi è; & i Tur-chi, e gli Arabi del paese credono per certo, chesia incantata, e lasciata da quei Saui antichi, dequali hanno pur'vn poco d'ombra di cognitione:e tengono che habbia virtù di far passar la frene-sia dell'Amore a tutti quelli innamorati, che be-uono dell'acqua, che vi stà dentro. L'hanno percosa