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1 (1650) La Turchia
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Lettera 12. dal Cairo456non sono da tacerle. Et in prima, benche siancose da offendere ogni orecchio casto, come è queldi V. S.; accioche intenda nondimeno, qualibarbarie regnano, doue non regna la noſtra verasede, non lascerò di dire, che qui in Cairo, fuordella città, in più bande, ci sono certi luoghi,diputati, quasi diciamo, per Chiassi publici: insomma sono habitati da donne, che senza hauerea temer d'alcun gaſtigo, vogliono far publica-mente l'arte della Meretrice. Ne danno questetali supplica al Bascià, e si fa loro la gratia; conquesto, che paghino non che somma di mo-neta il giorno al Subasci, che è il Bargello: ilquale tien poi in quel luogo sbirri, che riſcuoto-no giornalmente il denaro, e guardano le donne,che non sia loro dato fastidio; & in questo luogo,perche è in campagna, non ci stanno altrimentila notte, che non ci sono case; ma solo tutto'l gior-no, aspettando che vengano auuentori: li qua-li, secondo che capitano, di mano in mano licontentano tutti cortesissimamente, e per pochis-simo prezzo; verbi gratia per vn Maidino, chevale poco più di trè Grani di Napoli. E quandooccorre dare in questo modo sodisfaztione a qual-che drudo; perche, come detto, non vi sonocase, luoghi da stare al coperto; si ritirano die-tro a certi piccioli ripari di sassi, fatti a posta daloro;