De' 25. di Gennaio 1616.447betto nel modo, che hò detto di sopra, le rimet-tono poi dentro, tenendo sempre l'animale benserrato. Ma di questi, e simili altri, come degliOnocrotali, che vidi già in Alessandria; e degliStruzzi, che qui in Cairo ne hò pur veduto vno,e son cose ne' paesi nostri ancora non tanto rare,non merita la spesa a parlarne più a lungo; comenè anche de' giuochi delle scimie, e de i maimo-ni, che si fanno ogni di per la città, e del valordi questi huomini in ammaestrargli: ogni vnode' quali marcia con tamburini, e bastoni diuer-si, strascinandosi otto, ò dieci di questi animalicon vna corda, che insieme co'i cani, e con gliasini, e le capre, fanno ogni vno meglio dell'altro strauagantissime cose. Il Belonio, come V.S.sà, gli descriue, & hà ragione in vero di lodargliper eccellenti più di tutti gli altri huomini inquesta arte. Mi era vscita di mente vna cosa, chepiù delle altre a V. S. io doueua raccontare. Inarriuando al Cairo la prima volta, hebbi tutti glihuomini miei, Christiani e Turchi, ammalati,eccetto Tomaso, che hà giudicio, e si gouernamolto bene. E furono ammalati grauementeLorenzo n'hebbe vna buona spellicciatura, cheancora se ne sente, e ne stà conualescente; se benquesto gli auuiene per la poca regola, cred'io,che fà nel bere questi vini di Candia gagliardissi-mi.
Lib. 2.cap. 52.