Deut. 32.49. & 34.1.2. Machab.2. 4.De vita, &inter. Prof.in Ierem.
Lettera 11. dal Cairo43strettissima valle, che era quella stessa, per la qua-le erauamo da prima venuti quando arriuammodal Cairo, me ne andai al Monasterio. Ma pri-ma, in questo stesso luogo mi mostrarono in ter-ra vn altro sasso poco alto dal terreno, alle radicipur dell'Horèb, del qual monte esso ancora èpezzo naturale; sopra'l cui dorso rozzo, senzaessere spianato, nè altro, si vedono scolpiti certicaratteri grandi, & hora non conosciuti. Mi dis-sero i Monaci, esser traditione frà di loro, che vifossero scritti da Geremia Profeta, e che niunohaueua mai potuto interpretarli: però che tene-uano, che Geremia con essi hauesse lasciato me-moria del luogo, doue haueua nascosto l'arcae'l tabernacolo con le altre cose sacre, nel tempodella trasmigratione. Ma io, perche questo fat-to di Geremia nella Scrittura Sacra si dice essereauuenuto, non nell'Horèb, ma ne confini di Moabverso Iericho, nel monte doue Mosè vide l'here-dità di Dio, e poi vi morì; oltre che nè anche iMonaci me lo sapeuano ben dire, e pareua, cheessi stessi non sapessero bene quel, che diceuanonon ne feci caso, e non pre$i copia di quei carat-teri, tenendo il detto de' Monaci per vna tradi-tione apocrifa. Dopo nondimeno ho saputo, eveduto anche io stesso, che Santo Epiphanio, au-tor graue, & antico, scriue quasi quel medesimo,che
de el