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1 (1650) La Turchia
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322Lettera 11. dal Cairosopra gli schiaui Christiani, che ve ne sono mol-ti; & anche sopra noi altri Franchi, che eraua-mo stati veduti più volte per la Terra, e contra'lsolito; perche de' Franchi liberi, rari ve ne capitano, e quelli, ordinariamente non si lascianoentrare. Si che, volendo noi entrar dentro vnamattina, come era costume, alla seconda portaci trattennero, dicendo, che non voleuano cheentrassimo senza licenza del Beig, ò Gouernatoree Capitano. Andò subito il nostro Capigi dalBeig, e dato conto delle nostre persone, ottennelicenza, che entrassimo, & andassimo doue ci pia-ceua, e restassimo anche dentro la notte, se cosìvoleuamo; ma con questo, che non ci menasseroalle mura, nè alle artiglierie. Io me ne risi, per-che vi era stato vn pezzo prima; e conobbi, chein fatti i poueri Turchi non sono mala gente; al-meno di noi altri, in queste cose, più semplici as-sai, e più cortesi, come anche hò sperimentato inaltri luoghi somiglianti. Basta, io entrai all'ho-ra con tutti i miei: ma poi, per non dar loro piùsospetto, non volsi scender più in terra, tantopiu, che haueua veduto quanto vi era; e manda-ua solo mattina, e sera Lorenzo, con alcun'altro,a proueder da mangiare. E perche lo stare in va-scello a lungo andare mi riusciua tedioso, pregarcon grande istanza il Padrone, che mi dicessequan-