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1 (1650) La Turchia
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320Lettera 11. dal Cairoentrar caminando a suo bell'agio, ricoperto da icolpi che l'offendano. Ma di queste cose, e dialtre simili, a bocca parleremo più a lungo: adesso basterà dire, che della Religion di San Gio-uanni vi trouai memorie infinite, che da i Tur-chi non si toccano, e si conseruano. Vidi la Chie-sa, che adesso è Meschita: vidi vn luogo apertocome vn Seggio di quelli di Napoli, doue si face-ua consiglio: la casa del Gran Maestro, lo speda-le, molte case segnalate, che io credo, che fosserogli Alberghi delle Nationi; e diuerſe altre fabri-che, tutte con armi, con iscrittioni, e non solopubliche, ma anche priuate di diuerse famiglie,che io riconobbi, e ne preſi nota. Sopra tutto vi-di ogni cosa pieno delle memorie di vn fra Pie-tro Daubussòn Gran Maestro, e credo che fosseCardinale, co'l millesimo del 1478. assai moder-no. Il nome, e l'arme sua stà sopra tutte le por-te della città, che non sono più che tre: stà su lemura in diuersi luoghi; & anche in vn pezzo diartiglieria, che è il più grande che vi sia, la cuipalla pesa quarantaquattro Hoccà Turchesche,& ogni Hoccà è di quattrocento dramme: maquello che io più ammiro in questo pezzo, è, cheoltra la grossezza, che è tale, che vn'huomo fa-cilmente vi entra dentro, è anche lunghissimo,più di qualsiuoglia cannone, e colubrina, epor-