Lettera 11. dal Cairo318mare, non volsi starui la notte, nè tornarui più;e finche stemmo là, dormiua sempre la notte invascello, e'l giorno andaua vedendo, di quà e dilà, quel che mi piaceua. Per abbreuiarla, inquei pochi giorni, che ci fermammo in Rhodi,vidi di quel luogo quanto si poteua vedere; econ l'ombra del mio Capigi, che mi conduceuacon altri amici suoi, che trouò là vfficiali, feciquello, che non hà fatto mai, nè potrà far Chri-stiano alcuno in quella Fortezza: cioè, girar piùvolte le muraglie, dentro e fuori: entrai ne i fos-si, nelle casematte, & in ogni parte, ricercando-le, & osseruandole minutamente: vidi tutte leartiglierie ad vna ad vna: ne presi misura di al-cune: mi feci dir quanto portauano: volsi vederle mi$ure de' carichi: entrai doue tengono lemunitioni: salij sopra'l castello fin'in cima, e logirai tutto: in somma dal pigliarne pianta inpoi (che questo era impossibile; nè io da me so-lo l'haurei ſaputo fare) del reſto, feci tutto quel,che si poteua fare, per riconoscere vna Fortezzacon diligenza: ma però sempre con vno sfarzo(come si dice a Napoli) che nè quei del paese,nè il mio Capigi stesso, si accorse mai di quel,che io mi pescassi; e tutto pareua a caso, e meracuriosità di veder le bellezze del luogo. Quel,che io mi habbia cauato, e raccolto da questa di-ligen-
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1 (1650) La Turchia
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318
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