De' 25. di Gennaio 1616.311con molte belle parole, e con promesse di riue-derci altroue, al più lungo in Costantinopoli,doue sogliono trafficar molto, e portar gran co-pia di frutti; & a quel primo Sebastiano, che co-nobbi, così pregatone da lui, lasciato scritto ilmio vero nome, cognome, e patria, me ne an-dai ad imbarcare, carico di feminili benedittio-ni, di buon viaggi, e di altri felicissimi augurij.Il giorno poi, farpate le ancore, verso le due ho-re di notte, ci mettemmo alla vela. Staua inquesto tempo ragionando con Tomaso de i gu-sti di Coo, de' quali non poteua satiarmi di par-lare; quando egli in questo proposito mi disseche vna di quelle donne haueua domandato aLorenzo, se io era Napolitano; e che haueuadetto, che haueua in Napoli non sò chi suo pa-rente schiauo: ma Lorenzo, che è vno di quegli huomini, in questo a me poco grati, chefanno carestia di vna parola; non me ne haue-ua detto niente. Subito che Tomaso mi rac-contò questa cosa, caddi in pensiero, che Cò po-tesse esser la patria di Madonna Caterina, che stain casa di V. S.; e mi venne in mente la lettera,che riceuei in Costantinopoli dal Signor Coletta, nella quale in nome ſuo mi pregaua, che ſeio fossi passato dal suo paese, hauessi fatto alcunediligenze & ambasciate per certe persone, cheRrin
Druckschrift
1 (1650) La Turchia
Seite
313
Einzelbild herunterladen
verfügbare Breiten