304 Lettera 11. da Costantinopolidel Signor Ambasciador di Francia; & alloraa punto si trouaua grauemente ammalato di fe-bre, ma con tutto ciò mi pregò che non lo la-sciassi, e contra'l parer de medici, e mio, vol-le venire; dicendo, che non si curaua di mori-re, pur che venisse in mia compagnia; & io lomenai per dargli questo gusto: Giouanni, ilmio pittore, pur Fiammingo; e nell'arte daqualche cosa, come V.S. vedrà in Napoli dalleopere sue: Paolo Greco, che era allhora mio Dra-gomanno, ouero interprete; giouane assai dabene, ma pur'ammalato malamente di febreethica, non oſtante la quale, & i ricordi di mol-ti, per le preghiere sue e della madre, fui coſtretto a menarlo: Tomasetto, conosciuto da V. S.,il quale adesso hà titolo, & vfficio di mio Chie-chaià, quasi dicat, Sopraintendente: ma daquelli, che non parlano Turco più che tanto, sistorpia vn tantino la parola, e si dice il Cacaià:Lorenzo, che V. S. pur conosce: e de' Turchi,vn Capigi, ò Portiero del Gran Signore, chia-mato Hussein Beig: & vn suo seruidore, dettoAli. Doueua venire ancora vn' Ebreo, medicovalenthuomo, & amico mio: ma il meschino,per vna graue malatia, con molto mio di$gu$tosu necessitato a restare. Il Capigi della Portami fù procurato, per maggior sicurezza, e ri-pu-
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1 (1650) La Turchia
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