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1 (1650) La Turchia
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Lettera 9. da Costantinopoli290Meschita è più picciola, ma mi piace assai; dimodello, se dicessi più di Santa Sofia, forse nondirei bugia: e se ben non vi è molto marmo co-lorato, che la maggior parte è bianca; tuttauiami pare vn sodo lauoro, quel non vi essere vnmattone per pensiero, ma tutta pietra da i fon-damenti alla cima. In fatti si vede, che quellImperadore hebbe giudicio, perche tutte le coſeſue ſono ben fatte. Queſta nuoua, che ſi fabri-ca del Gran Signore d'hoggi, alla quale pur que-sta mattina dato vna riuista, camina adagioassai. Sarà bella, e ricca di marmo bianco, emischio: ma in somma ci si vede, che il padro-ne non spirito. Credo, che al pouer huomogli rubino la metà della spesa, oltra di vn'altroterzo, che gli fanno spendere allo sproposito, perignoranza d'artefici, in ordigni, e cose simili,che se ne potrebbe sar di manco. La migliorcosa, che hauerà, sarà che la facciata è nell'Hip-podromo, che è vn bel piazzone. Di mano inmano, prima che io parta, voglio andar riue-dendo ogni cosa; e così farò anche al ritornoper rinfrescarmi più la memoria. Se ben di Co-stantinopoli spero di portarne con me vna dipin-ta, che adesso fare, che se si fornirà, sara ga-lantissima. E tardi: voglio cenare. Domatti-na ſcriuerò il reſto, ſe haurò tempo.Fin