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1 (1650) La Turchia
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Lettera 9. da Costantinopoli288donare a non chi Turcho in Serraglio. Basta,il libro è mio, Deo gratias. V. S. non potrebbecredere, che difficultà c'è bene spesso in casi si-mili di comprare e vendere alcune cose con que-ste bestie, per lo stesso rispetto. Il Signor Am-basciadore compra adesso vn cauallo, che era delMostì, che morì, come credo d'hauere scrittoa V. S.: c'è stato difficultà nella compra: perchealcuni Satrapi haueuano messo in consideratio-ne, che non era cosa ragioneuole, che fosse ca-ualcato da Ghiauri vn cauallo, che era stato delMosti, che e il Sceich elislàm, Mofti elanam:e c era fin chi daua quella stessa somma di dana-ro, accioche i Christiani non l'hauessero; efi-nalmente per hauerlo è bisognato farlo pigliaread vn Turco amico di casa, in nome suo. Insomma, son bellissimi humori alle volte: ma infatti sempre ce gli facciamo stare; perche, fac-ciano quanto vogliono, ne sanno manco assai dinoi altri. Hoggi comprato trenta medaglieantiche di metallo, oltra certe altre poche, chene haueua già, parte di metallo, e parte d'oro,e d'argento. Non se saranno cosa buona, chenon m intendo troppo del meſtiere: ma io adeſso qui d'ogni herba fascio, riserbandomi a farpoi le scelte in Italia, con le debite consulte degli huomini intendenti. Son tornato di nuouoin