Lettera 8. da Costantinopoli278da lei, l'hò scritta minutamente al nostro SignorAndrea, nella lettera del quale V. S. l'intenderà.La Peste, par che addolcisca vn poco, ma pocoveramente: tuttauia, in questo mese, si sperache cesserà; perche così suole auuenire. Nonostante che cessi, bisognerà che io vada a farqualche giorno fuori co'l Signor Ambaſciadoredoue pur egli volse andare, ma io nò: percheme ne hà scritto più volte, e non posso negar-glielo. Già mi son proueduto di padiglione aquesto effetto, per alloggiar me, e le mie genti;ma vado tardando piu che posso, a fine di starmeno fuori, e tornarmene poi con lui; che seio vado, sò certo, che infin che egli ancora nonvenga, non mi lascerà tornare; & a me dispiacemolto di lasciar qui lo studio, e'l lauoro anchedi certe pitture, che fò fare, per riportare a pu-blico gusto della gente curiosa. Et acciocheV. S. sappia quel che sono, che ben meritano,che io prenda briga in dargliene parte; le dirò,che oltre di quelle tante figurine colorite di tuttigli habiti Turcheschi, che altre volte le hò scrit-to, che le hò fatte fare, e saran più di sessanta,per adattarle tutte insieme in vn libro; doue aciascuna figura metterò sotto quattro versi indichiaratione di quel che rappresenta; hora, conoccasione di trouarsi qui in casa del Signor Am-bascia-
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1 (1650) La Turchia
Seite
278
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