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1 (1650) La Turchia
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Lettera 6. da Costantinopoli23.figliuolo che fù del già Cicala, e cognato horadel Gran Signore; e benche giouane, huomoquì di molta estimatione, e di maggiore speran-za: sì, perche è di spirito per se stesso, come an-che per lo fauor della Sultana sua moglie, chetra le sorelle del Gran Signore è forse la più ama-ta; e, se ben mi ricordo, credo che sia sorellaa lui di padre e di madre, che in queste partirade volte auuiene a i Principi del sangue Rea-le. Di costui, hò voluto far particolar mentio-ne, perche come hò detto è huomo d'espetta-tione; e facilmente lo vedremo presto CapitanBascià del mare, e forse lo sentiremo nominarein Italia. Egli ne hà gran voglia, credo, peremulation di suo padre; e poco c'è mancato,che non sia stato questo anno: tuttauia penso,che non gli manchera, perche ne ſpirita di deſi-derio, e gli riuscirà facilmente presto, se benl'altro sà quel che può per restare nel caricoCaualcaua con lui vn'altro, che, se bene hò amente, era Calantèr Bascia: poi Daud, cogna-to esso ancora del Rè: poi due altri, che per nonessere in tanta riputatione, non ne sò il nome:e poi dietro a tutti, e per esser più antiano, &anco per l'ufficio, in che resta hora di Caimmacàm, andaua quel Muhammed Eunuco bianco,che nel principio dissi a V. S. che restaua Luo-gote.