Lettera 5. da Costantinopoli.206quando, secondo che gli piace, e che hà nego-tij. Partì costui dal suo luogo, doue staua da pie-di al cortile, vicino alla porta; e girando attor-no innanzi a i portici destri, doue stauano iGiannizzeri, come dissi già in sila; fù salutatoda tutti, che con bellissimo ordine, secondo cheegli passaua, chinauano la testa, e stauano cosìchinati, e con le mani giunte, al solito de' Tur-chi, con molta humilta, finche era passato. En-trato nella porta del Gran Signore, andò da lui,e si trattenne vn pezzo, e poi vsci, e tornò al suoluogo per la medesima strada, con le stesse ceri-monie. Dopo lui, andarono all'vdienza i dueCadileſckieri al pari; però quel di Grecia a manmanca, che precede: e si partirono dalla sala delDiuàn, doue gli haueuamo laſciati, caminandotutto quel tratto di cortile, che è pur grandesoli, senz'alcuna compagnia, che e vna compas-sione a vedergli; e si conosce in fatti, che sonoschiaui, se ben sono huomini grandi: e V. S.mi creda, che si leggeua ne i volti loro la riue-renza grande, e la paura, che hanno di entrarlà dentro; e certo hanno qualche ragione, per-che niuno di loro è sicuro di tornar fuori con latesta sana; vsando qui questi Principi di far giu-stitie sommarie senza processi, e bene spesso percose minime, che tutti tremano quando gli van-no
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1 (1650) La Turchia
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206
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