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1 (1650) La Turchia
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nè.

209De' 20. di Marzo 1615.sa, e non ci curammo di mangiare. Nel medeſimo tempo ſi portaua a tutte cinque le men-se, e le stesse viuande, vn piatto per volta, comehò detto; & alcuni, che li contarono, dissero,che furono trenta quattro. Si cominciò dal pri-mo con carne, e così seguitò fin'all'ultimo; cioè,polli alleſſi, in guazzetto, coperti di riſi, e d'altro, arrosti, con sapori, e con altri imbrogli all'vsanza loro di molte foggie, e sempre eranoquattro polli per piatto in circa. Nella tauolade i Baili, dicono, che ci fosse carne, e pesce,per loro; che era di Quaresima: ma io non lovidi, perche i Baili, che ci voltauano le spallec'impediuano. Gli vltimi piatti furono di pa-ste, e con questo si finì; non vsando i Turchinè frutte, ne confettioni, nè antipasti ò pospa-sti nel mangiare ordinario; benche di frutte, econfetture, fuor di pasto, ne mangino granquantità. Frà'l mangiare, non si beuue mai,che così vsano; ma solo in vltimo, che furonoportati buonissimi Scerbetti di varie sorti, den-tro a scodelle grandi d'argento indorate, di for-ma come quelle di porcellana; e le vsano gran-di, perche vna beuuta la fanno buona; e poibeuuto che hà il primo, dà la medesima scodel-la al compagno vicino, e così di mano in manofin che ce ne; e queste scodelle le portano sopraplattiCc 2