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1 (1650) La Turchia
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„deèrezèvn?to straportasse

191De' 20. di Marzo 1615.dire: cioè, i ventiquattro, che erauamo eletti abaciar le vesti al Gran Signore, che questo nu-mero non si poteua eccedere; e si vsa, che si vadavestito all'usanza del paese. E qui voglio, cheV. S. intenda, che l'habito di questo paese, dalcollo in giù, è comune a' Turchi, & a Christia-ni, ò siano di rito Greco, ò di Latino, & ad huo-mini di qualsiuoglia conditione; facendosi solodifferenza di più o manco ricco, e più ò mancolungo, secondo la qualità delle persone: percheil più lungo è sempre più honorato; e'l Gran Si-gnore, che è padrone, quando però si fà vederdalle genti, sempre strascina per grandezza vnpalmo ò due di veste per terra, e le dà de i calcicaminando, per non inciampare: però questoegli solo lo fà. Gli altri huomini di qualita fan-no, che arriui al tallone, e la gente bassa si con-tenta di più corto, secondo'l suo bisogno, permanco impaccio. Del resto, dal collo in giù,non c'e differenza alcuna: dal collo in sù, si; emassimamente nel capo, doue i Turchi fra di lo-ro ancora esprimono le differenze de' loro vfficij;e si conoscono ancora i Christiani gli vni da glialtri. La differenza è questa: i Turchi portanoTurbante, e dee esser bianco, cioè le bende, che siauuolgono; perche il berettino, che và frà mezoalle bende, quei, che ce l'hanno, che non son tut-ti,