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1 (1650) La Turchia
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158Lettera 3. da Costantinopoli.tagliere di legno, sospeso a trè corde, frà le quali si caualca; qualche volta si mettono, in vnodi questi, due persone a cauallo, vno sopra l'al-tra, voltandosi l'vn'all'altra la faccia, in postu-ra, che V. S. può considerar che vista fà. Altrevolte, perche in ogni biscola di questi sedili cene è due, vno incontro all'altro, vn poco lonta-ni; si metterà vna persona in vno, & vna in vnaltro: e se saranno huomini, vanno ad incon-trarsi insieme, e co'i calci si danno in aria, &ogn vno cerca di mandare attrauerso il compa-gno: ma se saranno donne, vanno ad abbrac-ciarsi in aria, & afferrarsi con le gambe, ò a pigliare in alto con le mani certi frutti attaccati:in conclusione si fanno i più belli giuochetti delMondo. Io ancora volſi prouare; e mi preſi grangusto, se ben per esser nouitio, non sapeua an-dar ben dritto, e faceua rider le femine: ma lotanto più mi pigliaua piacere, e mi aiutaua aposta ad andare attrauerso; accioche esse, percompassione, che non mi hauesse da girar la te-sta, mi pigliassero, chi per le gambe, e chi perle vesti, per fermarmi. Oltra le biscole, si fan-no certe ruote grandi di legno, che girano; al-cune attrauerſo, come le macine de' molini, &altre d'alto a basso, come la ruota della Fortu-ua; & in tutte sedono genti attorno attorno, esifan-

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