Lettera 2. da Costantinopoli.124che non haueua voluto laſciare il carico, ſe prima non haueua veduto l'ordine di sua mano,perche sapeua le furberie, che soleuano fare i Ve-ziri nella Corte. In somma, porse il caso di ma-niera, che il Gran Signore, come quegli, chehà meglio intentione che ingegno, non se netenne offeso, e si prese gusto di far comparir Na-sùh nella corte, quando tutti i Bascià, e Veziridiceuano, che non vi sarebbe mai venuto; conche parue a lui di smaccar molto gli emuli suoi.Ricuperata in tal guisa la gratia del Principe, fùmandato di nuouo Bascià nella Babilonia: maquei popoli, che per esser de' confini non viuo-no in esatta vbbidienza, non volsero mai rice-uerlo: anzi, perche tentò d'introdursi per for-za, trè volte combattendo lo ruppero. Si riti-ro egli di là, ma non volse tornare in Costanti-nopoli; e se ne staua nella Mesopotamia; dato-gli colà dal Gran Signore vn gouerno, ma tenu-to più tosto per ribello, che per altro. Onde,passando per lo suo gouerno Muràd Bascia Ge-neralissimo con l'esercito, che condusse contra'lPersiano, haueua ordine dal Gran Signore di farmorir Nasùh: ma quegli, parendogli così me-glio, non gli fece male alcuno; anzi più tostol'accarezzo, e cerco di tirarlo con le buone a piùfedel diuotione del suo Principe. Nasùh, in ri-com-
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1 (1650) La Turchia
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