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1 (1650) La Turchia
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VII

Lettera 2. da Costantinopoli.94quanto ondeggiando; nè mai, come sotto a Po-silipo, hà così placida quiete. Ma è tempo hor-mai di ragionar d'altre coſe.Vn giorno che si faceua Diuan (solito a farsipiù volte la $ettimana) che qui è il con$iglio distato, ò, come diremmo in Roma, il Concisto-ro: doue però si tratta, non solo di cose di stato,ma anche di quelle di giustitia: andai vicino al-la Porta del Serraglio a vedere entrare i Veziri,& altri ministri principali, che vi interuengo-no. I quali tutti vi vanno a cauallo, con pom-pa, e con corteggio, quasi come i Cardinali inRoma: ma con buona gratia delle coſe della miapatria, bisogna confessare, che questo di Costan-tinopoli è più maestoso assai; per la quantitàgrandissima della gente: la quale tutta compa-risce, non solo in habito solenne, ciascuno se-condo'l suo vfficio; ma anche con habiti super-bi, ricchissimi, & i migliori, che ogni vno può;con che certo si rendono molto riguardeuoli.Vero è, che'l considerar poi, che tutti sono schia-ui; e che anche frà' più grandi, non vi è huomoalcuno nato nobile, come ne' paesi nostri; ap-presso di me, con tutte le loro ostentationi, glifà di assai minore stima. Il Primo Vezir, sopraogni altro, che era all'hora Nasùh Bascià, gene-ro del Gran Signore, venne vltimo di tutti, congran-