Lettera 2. da Costantinopoli.66state, e ridotte all'usanza loro. De' giardini, cen'è molti; parte del Gran Signore, e parte di al-tri grandi: quasi tutti fuori della citta; che den-tro, da i Regij in poi, non sò che altri ce nesiano: e per lo più, gli fanno sù'l mare; massi-mamente nel canale del mar nero, che di sopradissi: il quale, nella sua lunghezza, và facendomille volte, con gratiosa diuersità di sito incur-uandosi hor da vna banda hor dall'altra a guisadi vn fiume: di modo che, a chi và per esso, daCostantinopoli al mar nero, ouero al contrario,par sempre di hauer la terra innanzi, e di andar-si a rinchiuder dentro a qualche seno angusto:perche la strettezza del canale, che in tanti giriferpeggia, frà gli sporgimenti della terra, chehor dall'una, hor dall'altra parte viene in fuori,si nasconde a gli occhi; confondendosi alla vistal'yno e l'altro terreno, che hor quello dell'Asiaa quello dell'Europa, & hor quello dell'Europaa quello dell'Asia, par che insieme si congiun-ga. E questo, credo io, che desse occasione allafauola antica de' sassi Cyanei, nel Bosforo Thra-cio, che insieme concorreuano; il qual'effettoin vero amendue le riue di queste terre fermepar che facciano: ma isole, o scogli, che facciano il medesimo, nè dentro al canale, nè fuori,come alcuni le Symplegadi descriuono, non hovedu-
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1 (1650) La Turchia
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