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1 (1650) La Turchia
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Lettera 2. da Costantinopoli.58quelle delle me$chite) V. S. mi creda, che vnaviſta tanto bella, che non penſo che ſi troui cit-, che a vederla di fuori paia meglio di questa.Dentro poi, non corrisponde punto alla bellez-za di fuori, anzi è bruttissima. perche le strade,che se fossero ben tenute, come doueuano esserein altri tempi, sarebbero migliori; hoggi, perla negligenza degli habitanti, sono malageuoli;e pocne ce ne sono, doue possano andare certicocchietti che hanno, piccioli e di mal garbo,vsati solo alle volte o da donne, ò da gente chenon può andare altrimente: e per tutte le altre,si anche, a cauallo & a piedi, con poco gusto.Le fabriche, pur ſon bruttiſſime per lo piu, e divil materia: perche gran parte son di legno, par-ticolarmente le botteghe, e le strade doue si ven-dono robbe, che chiamano Bazari; e le altremigliori son di legno e terra: di modo che, quan-do si fabricano, si prima l'ossatura di legno,a punto nel modo che si fanno quelle delle naui:il che fatto, prima d'ogni altra cosa si il tetto,per riparar la pioggia, accioche il resto della fa-brica, che è di materia fieuole, all'acqua nonpatisca: e poi, trà legno e legno dell'ossatura,si tirano a pezzi le mura di terra, che sono an-che di pochiſſima durata. Quello che c'è di ri-guardeuole, sono le meschite; e particolarmentequat-