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1 (1650) La Turchia
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De'23. di Agosto 1614.37che vn molo; e si conosce alle colonnelle da le-gar vascelli, le quali dal tempo, e dal vento ma-rino sono consumate in modo, che con tutto chesiano di marmo fino e duro, son diuenute ruui-de e scabrose come Pomice; & io ne porto permostra vn pezzo, staccato da vna colonna conle mie mani. Questo molo rinchiudeua dentroa terra vn porto, o per dir meglio darſena, laquale hora è ripiena di terra: ma pur'in mezo vie reſtato vn poco di acqua ſalſa, che fà come vnapalude, & attorno nell'arena lascia molta spumadi sale. Credo certo, che questa fosse darsena,perche dalla parte di dentro ancora, in moltiluoghi attorno, doue adesso è terra, si vedonodrizzate altre colonnelle, secondo me, pur dalegar vascelli. Se pur'è stata sempre palude, sipuo dir, che sia quella, doue già finse Virgilio Eneid.2.essersi nascosto il frodolente Sinone. Trouai si-milmente alla marina molte basi di colonnegrandissime, niente inferiori a quelle della Ro-tonda di Roma: trouai due colonne stese in ter-ra; vna delle quali, che è rotta, misurata da me,era lunga trentanoue de i miei piedi. Vidi perterra in diuersi luoghi molte altre colonne, epezzi di marmi grossissimi di varie sorti: sepol-ture belle di marmi grossi vn palmo e mezo, edi queste quantità: e chi sà, che non ve ne fossealcu-