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1 (1650) La Turchia
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26 Lettera 1. da Costantinopoli.se in quei tempi vi doueuano essere. L'isola,mi parue alpestre: la città, è lunga assai; diste-sa in cerchio attorno alla marina, con monti alleſpalle, giuſto come Meſſina: ma di fabrica è ſimi-le assai a Corfù; & è composta, in somma, piùtosto di tugurij, che di case. La fortezza, nonla vidi; perche ſtaua troppo in alto, e non meritaua quella fatica di salire. Trouammo in que-sto porto diciassette galee de Venetiani, che era-no di passaggio, e partirono prima di noi: ha-uemmo nuoua, che l'armata Turchesca era làvicino in Nauarino; e che poco prima eranopassate le galee di Napoli, le quali mi dispiacque non esser venuto a tempo di vedere. Dopoessere stati quattro giorni nel Zante, partimmodi là vna sera all'Auemaria, pigliando il caminoverso Scio. La prima cosa che io vedessi in queiVirg Enei, mari, furono le Strofadi; habitate, non più dalle Arpie, come vn tempo, ma solo da cinquan-ta, ò sessanta Caloieri Greci, che in vn bel mo-nastero, che vidi dal mare, fabricato nella mag-giore delle due iſolette, forte a guiſa di caſtello,per timor de' corsari, menano sequestrati dalMondo, in quel luogo solitario, vna vita inno-cente, e secondo me, felice. E sono tanto amo-reuoli, e cortesi, che ogni volta che vedono pas-sar qualche vascello, vanno con vna barchettaad