De' 23. di Agosto 1614.2.sera ad vn'hora di notte ne corremmo vn altromaggiore: e fù, che vna donna Ebrea, nel farle sue facende, lasciò attaccato ad vn canapo vnlumicino acceso: il quale diede fuoco alla corda& alla naue di maniera, che se non erauamopresti a smorzarlo, per mia fè, che ci bisognauaardere in mezo alle acque.Seguitauamo in tanto il viaggio verso il Zan-IIIte; e più allegramente di prima, perche haue-uamo lasciato in Corfù tutti i soldati, che eranopiù di cento cinquanta; e molti altri mercanti;con la partita de i quali, haueuamo assai più lar-go. Per la strada, vidi i Curzolari, e'l luogo do-ue fù fatta la battaglia nauale: riconobbi ancoraLeucata, Nerito, Same, gli scogli d'Ithaca, el'vn'e l'altra Cefalonia, grande e picciola, cheson Laërtia regna: ma non fù possibile, che io Eneid. 3.ritrouassi mai Dulichio, se ben penso che sia par-te della Cefalonia, come è Same: nè meno mipotè venire a notitia quell'Apollo formidatus nau-tis, che dice il nostro Poeta. La sera ad vn'ho-ra di notte del giorno di San Pietro, entrammonel porto del Zante; e la mattina seguente abuon' hora, io smontai in terra. Non mi parche si possa più dir nemorosa Zacynthos; perche Eneid.in tutta l'isola, per quanto potei vedere, e perquel che intesi, non vi sono hora selue, che for-Dse
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1 (1650) La Turchia
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