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1 (1650) La Turchia
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sima premura. In questa guisa, adunque, tele porgo. Se haurò accertato in darti gusto, nerimarro sopramodo sodisfatto: ma, se; scu-sa, prego, la mia debolezza, che più non po-tuto, ſaputo: & appagati, ſe non ſe' ingrato,della mia buona volonta, che è stata sempre de-siderosa di far bene. Non deuo lasciar di dirti,che queste Lettere, io non hebbi mai presuntio-ne di scriuerle in vn linguaggio Toscano puro,scelto, & elegante, che potesse seruire altrui diesempio, e fare autorità nella lingua, di quellafatta, che ad vn' Oratore, ò a buoni historicisenza dubbio sarebbe stato diceuole; ma che so-lo mi bastò di dettarle, secondo'l materno miodialetto Romano, senza errore: con parlar tut-tauia ordinario, e corrente, senza ne anche af-fettatione aleuna d'isquisitezza, quale a punto inLettere familiari si suole vsare, e si ricerca. Pe-, se a caso non ti aggradasse il mio stile; nonla fauella; e così ancora, se non trouassi nelleLettere tutta quella eruditione che vorresti; ri-cordati, che per conditione, e per professione,io son tale, che posso, e debbo essere atto, piùtosto a far le cose, che a raccontarle in buonamaniera. E di quelle, che, comunque sia, purti narro, se alcune, per disgratia, non ti desse-ro nell'humore; souuengati similmente, chequan-