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Dell arte del cucinare con il mastro di casa e Trincianate
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558
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«8 IL TRINCIANTE

«udii, che non fanno trinciare al modo noftro, à benché da »„ , c mpo in onì peru domeit ìchezza de Prcncipi forclhcn con noi alni li loro trincianti fi fono an-dati accommodando in parte de trinciare al modo noftro : Hora per tornar douclailai, dico c he quello garbo de forcine, de di concili à lor pare molto bello, &le ne temono, che non feniirianoà noi per efiere molta differenza dal lortrinciare al nollro . In Spagna, & in Napoli, douc fono huomini fufficienti inquella profellìone, non è molto tempo che adoperavano fe non le forcine cuttcdi man ico, & lunghe di branchi, grolle, & grani, & fatte con brutto garbo, e licoltelli culti di manico , tk di lama , Óc largo , & cinto, il qual piegaua_.con la punta innanti,.quefta forte di forcine, & di coltelli lì polìono facilmente^adoperare per trinciare al modo noftro,ma perlacurtezza loro fono ancora fa*«li al toccare le carne con le mani, & il tagliarli le dita, & che fia il vero da vn_,tempo in qua l'vna, & l'altra natione li hanno tralaffati ; Sono poi fiati Trinci-anti in Roma che hanno fatto la forcina con li branchi lunghi vna volta più del-l'ordinario, penfando di feruirfene poi per imbroccare tre ò quattro vccelli iruvna volta, trinciando poi quelli l'vno dopò l'altro, per far più pretto, ma hannotremato che mentre voleuano fmembrare quel primo verfo la punta della forcina,ne fnccedcua due incommodi,!'vno che non fi poteua adoperare fe non la puntadel col tello, l'altro che non fi poteua dai e li fuoi colpi alle congiunture ordinarie,per l'impedimento che li dalia quel didietro, di forte che quel tordo, quaglia, òaltro vccello non lì poteua trinciare con quella facilità che fi farebbe fatto haucn •done vn folo fopra la forcina, dimodoché qut ftaforte diforcine non facendoprofitto alcuno fi fono poi tialafìate, ma quefta forcina haurebbe feruitoin vnalepore, alcuni poi hanno voluto fare il concilo che tagli dalla banda della colia,dal mezzo innanti in foggia di vna punta di fpada, voìendo feruirfene ne! fmem-brare vnpollo, ponendo il coltello in elfo fenza voltarlo mai intorno,ferueodofidelli due tagli fenzalcuarne mai il coltello, ma io viddi molte volte adoperarti,quefta forte di col telli, Si volendone adoperare,anch' io trouai che di dieci colpithe io dauo col taglio ordinario, non ne dauo due col taglio della cofta, anzi vo-lendone io adoperare l'vno, & l'altro taglio , micauamolto impedimento, per-dendoui molto tempo, conofcendo ancora che quello tale chetrouò quefta in-uentione, in trauenne à lui quello che intrauenne à me, di forte che fi conclufe^che molto meglio, & con più facilità fi adopera vn concilo conilfuo taglio or-dinario, che non fi fa quefto che taglia dalle due bande. Sono poi flati altrochéhanno fiuto due lame di col tello con vn manico folo, ma il manico dell' vna ficonfìccaua nell'altro tanto bene, che pareua vn manico folo, ma le due lame_»lontane l'vna dall'altra quanto fi potea cacciare il dito lungo trà l'vna , & l'altralama, & con quelle due lame aggiunte infieme fù fatto per feruirfene à trinciarevna vaccina minuta, ouero vn cigotto, non fapendo forfi quefto tale, che ancorafi poffono tenere nella mano due coltelli, & adoperarli ,con molta facilità,comeio ti inoltrerò quando ti ragionato del modo di trinciarla carne di vaccina ; fen-za far quella manifattura d'aggiungere le due lame infieme. Tutte quelle inuen-tioni di forcine è coltelli fono più tofto fiate meffe in luce per inoltrare di tàperpiù de gli altri, che per vtile che fe ne'pofla trahere, e che fia il vero, vedali che_>hoggidì tutte quelle foggie fi fono tralaflate, el'inuentionifono reftate a gl'in-uentori, e cofi auuenàfacilmenteà quelli, che voltano vlcire dell'ordinano,malfimc in cene cofe fimili. Il vero garbo adunque delle forcine, & catelli, mi

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