De 15. di Giugno 1616.625ma non gli hò voluto dare altre lettere, perchevà in vn vascelletto, che non lo sò troppo sicuroda' corsari: tuttauia, se la scappa, arriuerà moltoprima di questa. Io poi, ho già licentiato il mioCapigi, e l'ho rimandato in Costantinopoli: per-che, hauendo prouato vn pezzo di andar con luipublicamente, e conosciuto mi è venuto vo-glia, per prouare ogni cosa in Turchia, di mu-tare vn poco modo di viaggiare; e da qui innan-zi, voglio andar solo da mei, e veder che cosa saprò fare. Prima che io parta di quà, con vn al-tra mia darò auuiso a V. S. più sicuro di quelloche sarà di me; che a dire il vero infin'adeslo nonloso. Hò ben voglia di partirmi presto di quiperche non c'è che fare. Quanto c e, l'hò vedu-to: trattenimenti, per me che non fò mercan-tia, non ci sono: di maniera che viuo in otio, eperò mi viene in fastidio il luogo. Tuttauia laconuerſation di queſti Signori Conſoli, che è ve-ramente la miglior del Mondo, mi farà forsetrattener qualche giorno. Quando non mi tro-uo con loro, non c'è altro spasso, che stare a se-dere in qualche strada di passo sopra vn banco dibottega, menando le gambe, che in Turchia ècosa ciuile, e veder passare vna mano di femine,che vanno, chi al bagno, e chi per altri fatti lo-ro. Noi, non manchiamo di dir loro in passandodel.Kkkk
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1 (1650) La Turchia
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625
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