VIILib. 1.
Lettera 12. dal Cairo468paiono a punto vna corona di quelle che noimettiamo sopra le armi; che sostenuta, comedissi, da più colonne sopra la cassa del sepolcro,ha del grande assai, e fà molto bella vista. Neltornare a casa, hò veduto poi dentro alla città,in faccia al Castello, vna Meschita, che per quelche si vede di fuori (che dentro qui in Caironon lasciano entrar Christiani) l'ho senza dub-bio per la più bella che ci sia. La chiamanoSultan Hassàn, perche la fabricò vn Rè di que-sto nome: sopra tutto mi piacque la cupola,la quale è di vna forma, che io mai non ho ve-dute simili; cioè, comincia stretta, poi si al-larga, e poi si và ristringendo di nuouo, nellaforma a punto di vn vouo di gallina.Mi era vscito di mente, perche negli scartafac-ci del mio diario per trascuragine non ci è nota-to, di dir de i forni, che ho veduti; doue advn certo caldo temperato di fuoco, che questegenti sanno aggiustare, si fanno dall'voua nasce-re i pulcini, senza Chioccia, che le coui. Que-sta arte anche hoggidì è familiarissima in Cai-ro, così ben come Diodoro Siculo dice, cheanticamente pur in Egitto si faceua. Viene ilcontadino dalla villa, o chi che sia, e porta alforno vna cesta piena d'voua: il fornaio le pi-glia, e senza farlo punto aspettare, gli riempiesubito
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