Lettera 8. da Costantinopoli272pare strano, che si fosse perduta da Roma a Na-poli; massimamente hauendola io inuiata inbuone mani del Signor Francesco Crescentio,che mi scrisse già di hauerla riceuuta, e chel'haurebbe mandata a V. S. per via sicura. Siche, confidato in questo, non badero a repli-carle quelle nuoue, che all'hora le diedi; ma $o-lo sommamente la ringratierò, che habbia honorato le mie lettere tanto, quanto mi ſcriue,hauendole lette più volte in buonissime conuer-sationi. Certo, io non le stimo degne dell'orec-chio di persone di buon senso; se non fosse perla nouita, e fedeltà delle cose, che contengono,scritte da me con rozzissimo stile, come sò, eposso: tuttauia, appresso di lei, mi basta, chesi facciano conoscer piene, come sono in vero,di amore non finto; & appresso gli altri, henergia, e'l bel modo di porgere di V. S., se leleggerà, le farà parer migliori, che non sonoNon potrebbe V. S. imaginarsi quanto mi è stato caro l'auuiso, che mi hà dato di quel secretocommercio, che si tiene ancora con le Muse; eparimente mi è piaciuto, e lodo il consigliopreso di allontanarsene in apparenza, massima-mente per quel rispetto delle inuidie: perche infatti il volgo è pazzo, e non c'è dubbio: macontuttocio, per non esser tenuti pazzi da glistolti,
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1 (1650) La Turchia
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272
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