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1 (1650) La Turchia
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De' 27. di Giugno 1615.267sai. V. S., che di queste cose si diletta, mi faràfauore d'auuisarmi, se è cosa da portare, o,nel mio ritorno; e di più mi auuisi ancora, sein Italia vi sono Giacinti bianchi, che qui si tro-uano. Dicono, che ce ne siano ancora verdi, eneri; ma io non gli veduti infin adesso. Vor-rei sapere ancora, che semplici, che droghe,e che altre cose simili sarebbero care e nuouene' paesi nostri; perche io da capitare in luo-ghi, doue hauerò molta commodità di proue-dermene. Non manchi V. S. per gratia d'auui-sarmi del tutto, e così anche de' libri rari Arabi eGreci, perche questi ancora, trouandogli, por-terò volentieri, e ci vserò diligenza quanto pos-sa in trouargli. Voglio dare a V. S. vna nuouain questo proposito, che in parte le piacera, etin parte le dispiacerà. Nella Libreria Othoma-na del Serraglio, che è di qualche consideratio-ne, perché e quella, che era già degli vltimiImperadori Greci; con aggiunta anche di altri,trouati per l'Imperio in diuerse parti; si dicerto, che c'è vn Tito Liuio intero, con tuttele Deche. Il Gran Duca, alcuni anni sono,trattò, secondo inteso, di hauerlo, e ne of-ferì cinque mila piastre. Non glielo volsero da-re; ò perche non hauesse qui chi negotiasse, esapesse negotiare a verso; ò perche i Turchi dal-l'of-Ll 2