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1 (1650) La Turchia
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245De' 13. di Giugno 1615.me in presenza nostra per mezo de i Drago-manni; e fornito il ragionamento, che fù breue, ce ne andammo via. Accìoche V. S. inten-da meglio il garbo di questo padiglione, vedròdi schizzarlo vn poco con la penna, per quantopotrò ricordarmi, e saprò fare io, che non so di-segnare. Del resto, mi souuiene, che due cosemi sono vscite di mente nella mostra dell'eser-cito: vna, che in quello stendardo, che portanoauuolto in vn'hasta, di Mahometto loro falsoProfeta, che è la bandiera, che esso vsaua nellesue guerre, e per quanto dice Tomaso, più to-sto di panno, che di seta: dentro a quelli orna-menti, che dissi che hà d'intorno, come vnapiramide, e sopra quella vn cuore, ò che so 10?che è fatto d'argento nella cima dell'hasta, dicono i Turchi, che vi sono riposti i peli della bar-ba di Mahometto. Non so se sia vero; ma òvero, ò fauola del volgo che sia, non era da ta-cere. L'altra cosa, che mi dimenticai, e, chestrumenti bellici da sonare in tutta la soldatescanon vi erano in niun luogo, ſe non ſolo alcunipochi, che andauano innanzi al Bascià; e que-sti erano timpani moreschi, come i panderi, chesuonano le Cortigiane Spagnuole, tamburi a ca-uallo, che noi in Italia chiamiamo nacchere, epifferi, ò ciaramelle pur'a cauallo, di quelle,che