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1 (1650) La Turchia
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218 Lettera 5. da Costantinopoligarla a salutar da mia parte tutti gli amici, lebacio le mani. Di Costantinopoli li 20. diMarzo 1615.Il mio Maestro di lingua Turca di nuouo mi abbandonato; e mi fa desiderar le sue lettio-ni, più che egli non desidera il Messia. Nonpotrebbe creder V. S. che martello ne, per-che stò a punto nel buono. Monsieur de Por-nes, quel gentilhuomo Francese, di chi le scriſſivn'altra volta, se ne torna in Italia; e venendoin Napoli darà a V. S. vna mia lettera, chegià scritta per lui; e con lui V. S. potrà discor-rer di me, e di molte curiosità di questi pae-si; che per quanto mi dice, si tratterrà in Na-poli qualche giorno; e qui noi siamo stati spes-so insieme. Non chi arriuerà prima, ò questa lettera per terra, ò Monsieur de Poines permareAl mio Signor Coletta in particolare, & alSignor Compar' Andrea, & al nostro dolcissimoSignor' Agustin' i Sciàh, bing selàm virúrum,cioè, mille saluti all'usanza del paese. Nonhauendo altro che fare, stò leggendo, e postillan-do con diligenza il Sansouino delle cose de Tur-chi: ma il libro è d'vn'amico mio, che me l'haprestato qui: bisognerà che glielo lasci, e la fa-tica sarà buttata. Del resto, stò passando al me-glio