Lettera 5. da Costantinopoli.188gono, e l'altra, quando si partono; che vanno abaciargli le vesti, e gli dicono qualche parola,come in modo d'vna breue oratione (cerimonissimile a 1 Concistori publici di Roma) ma ilGran Signore non risponde mai, e solo stà a sen-tire. Nel reſto del tempo trattano ſempre co'lBascià, cioè co'l Primo Vezìr; che se bene i Ba-scià, & i Veziri son più, tuttauia per eccellen-za, quando si dice il Bascià solo senz'altro no-me, s'intende del grande, che è Luogotenentedell'Imperadore in tutte le coſe, Trattano an-che gli Ambasciadori con altri Ministri alle vol-te, quando loro occorre; e talhora co'l Gran Si-gnore ancora ſi aiutano per terza mano di qualche fauorito, con fargli dar viglietti, ò fargli dirqualche cosa, che i Ministri non gli riportasserofedelmente: ma in somma non lo vedono, nègli parlano mai, ſe non quando vanno e vengono. Vsano di far così questi Principi, per gran-dezza; e non solo a gli Ambasciadori, ma a tuttigli altri ancora si nascondono più che possono,per renderſi più venerabili: anzi, non ſolo lepersone loro, ma di tante centinaia, che viuonoa i loro seruigi nel Serraglio, niuno esce mai dilà, ſe non co'l Gran Signore, nè gli è lecito ditrattar facilmente con genti di fuora: ma se lapassano sempre frà di loro là dentro; nè a quellidi suo.
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1 (1650) La Turchia
Seite
188
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