186 Lettera 5. da Costantinopoli.ro, & io, benche minimo, andauamo citandoalle volte qualche Poeta a luogo e tempo, pernon parere stiuali di vacchetta. Fù discorso an-che vn pezzo sopra'l mio bere acqua; perche erasolo, e nelle tauole, e forse anche nel paese: e perdar nell'humore al Ciausc, il quale, da galan-t'huomo, per non guastar la conuerſationetrasgrediua alquanto la sua legge, e beueua vinoallegramente, tutti mi dauano addosso, dicendo,che faceua male; e dopo esserci fatti molti oc-chietti l'vn'all'altro, finalmente si conchiuse perpublica voce e fama, che io haueua della bestia:e così passauamo il tempo ridendo. Finito dimangiare, i Signori Baili si ritirarono co'l Si-gnor Ambaſciadore per vn poco in camera, finche fossero leuate le tauole, e spazzata la sala. Poitornarono fuori di nuouo, & insieme con tuttala brigata assistente furono trattenuti per vn'ho-ra o due da certi giuocolatori Ebrei, con ſuoni,canti, e balli alla Turchesca, con salti mortali,con giuochi di spade, & altre destrezze, similia quelle de' nostri giuocolatori in Napoli al lar-go del Castello. Dato fine a queste cose, il Si-gnor'Ambasciadore si licentiò; & essendo ac-compagnato da tutti due i Baili fin'alla porta delloro cortile, si partì, e tornammo a casa nostra,e fù fornita la festa per quella volta. Le circo-stanze
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1 (1650) La Turchia
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