Lettera 2. da Costantinopoli.138Selihdàr, che non escono di là, se non Bascia,& impiegati in carichi grandi; come a puntoMuhammed Bascià hora Primo Vezir, che di Se-lihdàr, che era nel Serraglio, fù fatto poi Basciàdel Cairo, che è il primo Vicerè, che il GranTurco mandi fuori della Corte. Intorno poi alPrincipe, andauano, confusi in truppa, nume-rosi stuoli di pedoni: alcuni, come i nostri staf-fieri; altri, come guardie, armati d'archi e frec-ce; e frà questi certi ancora, che fanno vfficiodi corriero, e portano le lettere, correndo peròa piedi velocissimamente; al qual fine, vanno inhabito succinto, e con le falde della veste dinan-zi alzate alla cintura, e con gambe mezo nude:e tutti questi, secondo'l loro vfficio, vanno aliurea, con habiti ricchi, ornati in testa di pen-ne, e molto vaghi. Dopo che il Gran Signoreentro nella meschita, hepbi commodità di ve-der da vicino il cauallo, che haueua caualcato,& anche alcuni altri, che se ne conduceuano amano per la sua persona. Haueuano le sellee guernimenti tutti pieni di gioie, conforme al-l'vso di qui; che negli ornamenti de' caualli, edelle armi, si spende più, che in altro. Eranocose veramente ricche; ma di lauoro assai infe-riore alle nostre: e frà le gioie, ve n'erano anchemolte, che noi altri stimiamo poco, come Tur-chi-
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1 (1650) La Turchia
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138
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