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Dell arte del cucinare con il mastro di casa e Trincianate
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563
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DI ViCENZO CERViu.

dinuouo à dar de' molti colpi di cortello per il dritto, & per il trauerfo nella mol-lic3 iviioàcanto all'altro,-lenza al tare molto la mano del cortello, & fcnza_-maneggiarti con la peifona, voltando poi il raglio del cortello verfo tu, encran-i/o'uella mollica generalmente tiran .io all'ingiù, ne farai cadere la mollica trin-ciata minuta nel mezzo del tondo, buttando poi con la puntadel coltello il fale_>fopra di eflb, con grada la ponerai da vna banda, dapoi m anderai di nuouo trin-ciando di quella mollica trita, oueroin rette grande come à te piacerà, girando laforcina per accommodare la mollica al tagk ■ .iti concilo *, 'Se cofì andrai facen-do fino che tu habbi finito di trinciarla qu: ji tutta, dapoi tu voltanti la punta del-la forcina all'ingiù facendo pofare nel r .ezzo del piatto, doue tu la pigliarti, po-fando la coda del cortello fopra eifa mollica à canto li branchi della forcina, pre-mendo la mano all'ingiù, tirando la forcina all'insù, :. li deiimbroccarai il reftantedella mollica, facendola reftare nel piatto doue prima la leuafti, nettando poicon gratia con la faluietta, che tu hauerai in fpalia ie tue forcine, & col telli, & liritornarai al fuo loco di prima ricoprendo Fvno,& l'altro piatto come prima, fa-cendoli leuare di tauola,& rimettere al luocofuo, &c cofi facendo da te itclTomolte volte ,tu ti andarai, accommodando di forte la mano, che in poco tempopotrai fallire alla prefenza del tuo Signore . Quello ch'io voglio, che tu facciafin qui, non può ferirne ad altro, fe non al dar principio,& adeftrarfi la mano ; &tfuefto ti ballerà per hora, perche il recante ti moftrero poi quando farà tempo»Ma nota che fe bene io ti nò detto eh' io voglio, che tu ftia con li piedi pari lon-tano dalla tauola vn palmo, con le braccia alte, & diftefe , Se dritto con la per-fona, fenza pigliarti da ruffiana banda, che io non voglio già per quefto che tu fi aobligato di llar fempre in quel modo drittOjCome fe tu hauclli vn palmo cacciatodi dietro, ne manco voglio che tu ti maneggi di forte col capo, con le mani, &con tutta la perfona, come fanno certi quali pare, che vogliono giocare de mani,& far bàgatelle : perche quefto fària brutto vedere, Se moueria à rifo ogni circon-ftante; anzi voglio, che tu polli mutare l'vno, & l 'altro piede accodarti alla tauo-la, leuare, Se ponete vn tondo, fecondo ti farà di bifogno; ma folo io voglio chetu ftia in quel modo, quando che tu hauerai la robba fopra la forcina alta dalpiatto, Se che tu la vorrai trinciare, perche ftando tu in altro modo, tu non ofTer-uarefti lordine, &farefti brutto vedere; ogni cofa voglio bene che tu faccia^fenza afFettione, Se con buona gratia, Se quefto ti baftera in hauerti inoltrato,co-me il deue fare per dar principio à quefto officio del Trinciante.

Quello che deue far e UT rìnciante, prima che ilfuo Signore fiponghi alla tauola»

C ap. IX•

DOuendoioJragionare qtial fia l'officio del Trinciante, prima che il fuo Si-gnore fi ponghi alla tauola, la mente mia, èfempreftata, & è di voler ra-gionate fecondo il itile dèlia corte di Roma, capo di tutte l'altre corti del mon-do in quanto alla ceremonia', & coli feguitando l'ordine mio dico, chehauen-doti il tuo Signore dato quel officio, che egli è fegno certiifimo che lui fi confi-da molto in te, & però deue con ognidiligenza ilare auertito à tutte quelle cofeche tocca ì > da fin ii al véro Se. diligént Trinciante. Deue adunque il Trincian-tenell'hoea de1 mangi tre n;ioti.irfi nella fala, onero doue il fuo Signore è folitodi mangiare, con la ftia cappa onero con vna robba intorno, ò vogliamo dire ca-li b b b Z potto,