ragionamento
DI VICENZO CERVIO-
Ouanto l'officio del Trinciante fia Stimato honorato fra tutti li Prencipi,& gran Signori - Cap. L
Auendo io promeflò di voler ragionare > (opra l'officio deiTrinciante, ragioneuole co Hi mi pare ancora, che prima-,tufappi quanto quefto vfficio fia honorato fri tutti 1 Pren-cipi grandi. Dico adunque che tre fono li offici] honorati,che fogliono dare li Prencipi grandi per la cura della boc-ca loro, cioè del Scalco , del CoppierOj&del Trinciante,& ognivno di quefti non fi fuoldare lenona perfoncvmolto nobili fidate, e domeniche,&c che fia il vero in Fran-cia òin Alemagna (doue fi tiene' conto delle nobiltà) liPrencipi grandi non fogliono dare quefto officiò del Trinciante fe non al più no-bile, ik fidato feruitore che habbiano nelfuo confiftoro . Et febene quello of-ficio hoggidì è venuto in cofi poco conto, 8c particolarmente nella corte di Ro-ma, tutto e proceduto dalla miferia di certi Prelati,li quali non fi vergognò di vo-ler dare quindici, ò vinti giulij il mefe à vn Trinciante, che niente di meno fi dààvnfamiglio diftalla. Et di qui viene che non fi trona più gentilhuomo, chefidegni di voler fare quefto officio tanto honorato, 6i non folo fi fmarifeono dellapoca promifione, ma della gran ftrettezza che hoggidì regna, da non poter fpe-rare co'l tempo intrare,ne altre rimunerationi confòrmi alia riputatione, & nono-ranza di detto officio, & che fia il vero, io ne hò conofciuti al tempo mio infinitiTuffici enti in quefta profcflrone ( à quali non voglio dar nome, per non (coprirela miferia de' loro padroni) li quali hanno pure leruito lungo tempo con moltafede, & pure tutto di sì fono morti di fame. A benché in quefto fi potria dare an-ca la colpa alla mala fortuna loro, & non à lor padroni, quali hanno pur donato,& donono largamente ad altri, cheforfi hauranno meritato affai meno di loro.Ma quefti tali Prencipi dourano imitare quel gran Rè . Alfonfo conia proua_,de' due forzieri,& cofi vèrtano à leuarfi l'infamia d'intorno, & à rompere la malafortuna di quel buonferuitore,ouero douriano imitare il Cardinale Hippolito deMedici, il quale in poco di tempo donò ad vn fuo Trinciante Portughefe più diMille ducati di entrata. Io non dirò di lacomo brufeo fufficiente Trinciante, ilquale hebbe di entrata pài di tre mila ducati,à benché quefto feruì à Papa Lione,il quale ogn'vno sà quanto donò largamente ad ogni forte di virtuofi.Mafe nonvogliamo imitare alcuno di quefti, douriano almeno imitare il Cardinale Farne-femio padrone, il quale nel principio del fuo Cardinalato fenza guardare ch'ioraffi nato di humil famiglia, mi pigliò al fuo ferr.itio in quefto officio tanto ho-norato , affegnandomi aliai honeftaprouifione, donandomi poi di continuo de-nari, caual!;,vcftimentii&altretofelimili, &trà l'altrecofe fignalate che fua_>. 8 a °ria iiiultriflìma donò, hcbbi quafiin va medefimo tempo vna penfione di
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