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Dr. Thomas Murners Ulenspiegel
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431
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Facccie del Gonella.

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E non fecen tra lor parole venti,

Che adoperorno la fonza del bosco.

Et fe non fufse el pafsar delle genti,

Si serian morti; fi eran pien di tosco.Ognun credea che in lor fufse el dinaro,Ma non lhauea niun: questo e il diuaro.

19.

Or lafsian questo e dician del Gonella.

Dal duca va; e a cafo era turbato.Signore, i vo a Venetia, li fauella,

Se tu vo niente, i te lo 1 ) haro portato."F voglio vn stronzo, li rifpofe in quella.Toise il buífon allhor da lui combiato.

Era gran gielo, e a pie vn pezo si auioe,E a caso in vn gran stronzo se incapoe.

20 .

Su lo racolse, che gli era zelato,

Poi lo fece coprir de vn zuchar fino.

Ora a breuiare: in Ferrara tomato,

Efsendo il ducha di meglior latino,

Ando el Gonella a lui, come era vfato,

E doppo il bel faluto e il bello inchinoDifse il fignore :O! tu vien da Venegia: 2 )A tu niente de bel che sapregia?

21 .

Li vodo le bifsaze in su la tola.

Non v era da veder se non el confetto.

Difse el Gonella:Se hai longa la gola,

Mangia de questo, chen harai dilecto.

Non li fece il signore altra parola,

Ne mangio vn poco fenza altro fufpecto.

Difse el signor:Jo odo vn puzor disconzo.

Difse el Gonella: "Sfa, che gli e el to 3 ) stronzo.1. Or. i t e ¡ o. 2. Or. Vene sia. 3. d. h. tuo.

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