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Beilagen.
Difse el signor: cc Cofte¡ e sorda tanto,
Che affarla vdir conuien cridare alquanto.”
15 .
Difse la donna: CC I’ non fon forda niente.Seti pur vui, a me ditt’a el Gonella.”
Refto scornato il duca in quel presente,
E di vergogna allhor piu non fauella.
La donna torno a casa incontinente,
Tutta confusa e barbotta e martella,
E cosí se pagon di tal derrate.
Or lafsian queste e quest’ altre ascoltate.
16 .
Tre ciechi infierne erano in domo allato,Doue il Gonella li pafso da prefso,
E difse: “Allhor habiate Idio pregatoTutti tre vui pel mio peccato exprefso.Questo teftone ve voglio hauer donato.Partitel poi tra voi senza altro excelso.”Ognun difse: “Gran merce, Mifser nostro,Nui pregaremo Idio per amor vostro.”
17 .
Giunta Thora che fu del definare,Andando a casa diceua vn de quegli:“Faciamo quel teston discambiare,
E partiren lo da tre bon fratelli.”
Rifpose vn altro: “Egli e cosa d’affar.”El terzo difse: "Or che tante zambegli,Che lo scamb’.” E quel difse: “Non io.”II terzo difse: “Mancho io l’ho per Dio.”
18 .
Difse vn: “Tu l’ai, tu!” E lui difse: “Ne menti,Donche ') l’ha questo.” “Non ho.” “F ti conosco.”1. Or. don cha.