mi,
À toccar il Ciclo della Gloria , dotte Voifiete, mi fon trottato im-penfatamente, per infiniti fladi) da e fio lontano. Che dotte-
confine con lafommit à di quello ; perloche, incor aggitofi, à tut-to (no poterefi conduffe alla fiali t a di quello, ed itti Àgran penagiunto , s* auttide ejferil Cielo di gran lunga diftante dalle mi-
ua io dunque farei Ebbi ricor fio all’ efficacia denoti per ar-riuare dotte non fu conceduto al debole paffo del mio fiacco pa-peri. fjhtefh dunque , vi porgo, Sereniffime Altezze, e finon è colpa d' ardire il chieder grazie kchi è tutto Graziada! piè leggiadro al grazioso volto, piacciaui che(otto
fure follemente imagwate. Tal mi fori io, Sereni (Timi Spo-fi, che fiutato nella bafife zza de' miei umili talenti , sforzato-—i, di poggiare oltre le mie forze , (ulta Infinga di giungere
SERENISSIME
ALTEZZ
kHi , flando alle falde di Monte ahijjtmo
a drizzò per auuentura lo sguardo verfo la cima di ef-f fo, di leggieri fu perfuafo, che il Cielo baueffie il fuo
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