1 D1DÒNE. Drama perMufìca NELLE FELICISSIME NOZZE Del SERENISSIMO PRENCIPE CARLO FILIPPO, CON TE PALATINO DEL RENO &c. CON LA SERENISSIMA PRENCIPESSA LODOVICA CARLOTTA RADZIVILLA, DVCHESSA DI BIRSE, DVHBINKEN, SCHLVZKO, COPIjL, &c. Per Commanda DeW A. E.SERENISSI MA DEL DVC A PI GIVLIERS, PRENCIPE ELETTORALE PALATINO DEL RENO &c. Pofiain Mujica dalSig Don Seba diano MorareUi, Mu- fico di Camera di S, Al C , e Cape il ano di Onore della Seremf- fima Arciduci, [fa MARIANNA di Auftria, e Ala- efìro di Cape Ila di S A, E Con P Arie per h dalli del Sig*> G iorgio C raffi. N ViFNNA D’ AVSTRM, AppreflaSnfanna CftriiIina,Vedoua di Matteo Cufmerouio, Stampatine di b>. M. C. mi, À toccar il Ciclo della Gloria , dotte Voifiete, mi fon trottato im- penfatamente, per infiniti fladi) da e fio lontano. Che dotte- confine con lafommit à di quello ; perloche, incor aggitofi, à tutto (no poterefi conduffe alla fiali t a di quello, ed itti Àgran pena giunto , s* auttide ejferil Cielo di gran lunga diftante dalle mi- ua io dunque farei Ebbi ricor fio all’ efficacia denoti per ar- riuare dotte non fu conceduto al debole paffo del mio fiacco paperi. fjhtefh dunque , vi porgo, Sereniffime Altezze, e fi non è colpa d' ardire il chieder grazie kchi è tutto Grazia da! piè leggiadro al grazioso volto, piacciaui che(otto fure follemente imagwate. Tal mi fori io, Sereni (Timi Spo- fi, che fiutato nella bafife zza de' miei umili talenti , sforzato- —i, di poggiare oltre le mie forze , (ulta Infinga di giungere SERENISSIME ALTEZZ kHi , flando alle falde di Monte ahijjtmo a drizzò per auuentura lo sguardo verfo la cima di ef- f fo, di leggieri fu perfuafo, che il Cielo baueffie il fuo )CÀ->CAlCA^C. 1 -c : -.CArH'C*. I4Y36YD ^DiYa'rOCY gli archi del Voflro Clementijjìmo f guardo paffino il mio Enea, | et® eia ei? ®.® efs «ag eie as eie «a pia» £it%+é tt w wi* t wf^tf LETTORE. UelgranSauio di Scagira, che per la pluralità delie Scienze, nelle quali sì bene fende,s’ac- quiftò il nome di Moftro, e di Maeftro, fe_' dobbiam credere à quanto di lui fi ha, lafciò! dafraudata laPoflerità del più dell’ Opere dalla fua pen-j na dettate. Fra le leggi de’Poemi, che ne hà lafciate, non! trouandofi fatta menzione alcuna di quelli, cui d^vo feruir la Mufica , ècredibile che, ò Lenza Regola debba 1 procederfijò fe vi fù Regola, fiali con le fmarrirefmarri- ; ta.LaGara,che bolle fra queftedueSorelle,Poefia,elVSu(ì-, ca, hà talmente favoreggiata laMinore.cbe come più lu-j finghiera delSenfo,colfuofoleiico aii’orecchio,fi èufur-j para anch’eira la Primogenitura dal commune Giudicio, per lo più acciecato dal Dilettevole.Del feguenteDramaJ che tiììprtfenta alla!ettura,nongiudicar dunque intieramente , fe prima non l’hai afcoltaco nell’ Orcheftra , che gli fù desinata ; mentre ìodredo, che fe ben gli fui Padre immaturo,e per molti capi delettolo, Io ritonol co, cuttauia udendolo traforino in Mufica da Penna tem-i temprata al mirabile infuperbij de’propri} difetti,e dilli fra me con lentimento quali fmnleà quel diTemiftacle:j fenonera difFettofo, farebbe fiato dilfettalo» E' lottile^ finezza del contrapunto il far precedere tal volta una-, difionanza, toccando una falla, per render piu afmo- ( ■niofa una conlonanza fuccelTìva, cangiando V errore fcolaftrco in bellezza Mae lira. In tal gai fa deui tu leggere quelle mie diflonanze, efapere, che furono fégui-; te da una perfettilììma confonanza, di cui ti farà tedi-! monio la Fama in chi V alcoltò. Di alcune licenze, eh’ io mi fon prefo, come di far comparire nell 5 Antro Mercurio, in uece di Giunone, e Venere, e di altre fimili fodisfarò ai tuo perfpicace intendimento con quell’aurea fencenza di Seneca Tempori aptari deut. Vivi felice* «OOÌOC*» AR- © (sic) ‘Ste/ e> tsTe> « (Wtf) QIC) <3X0 gip g Qi6)(? ARGOMENTO. Idone, Regina di Cartagine, morto Sicheo, Signore de’Fenici, efuoMa- _rito, fu da molti delìderata 5 e forte mente richieda da Jarba Rè de’Gettili. Ricusò Ella di riunirli à tutt’altri,fuorché ad Enea_3, capitano de’ Troiani, degno figlio d’Anchife, e per Pietà, e valore meritevole d’inuaghire sì fublimePrìnripefla. Quella al primo arduo di lui ammirata de’manierali Puoi portamenti finì cP accendetene in un fontuofo conuito, e ancorché elfo folle priuo di Regno, cortefemente Faccolse,e fello Donno de’ propri) Statue del Cuore, palfando alle feconde nozzz.Costne recita Virg. al 2Jib.deU' Eneid. Per epifodio fi intrecciano gli amori di Anna Sorella di Didone,conAcate, il più prof- ! limo jfimo ad Enea per nobiltà, e per fede, non e£- ! fendo inuerifimilc, che V una per ragione -? 1 difangue, s’imbeuefTc dellepafTioni della Sorella, e faltro per ragion d r Amicizia fecondalfe i genij d’Enea» A IN ' iR* £&, «veàyfl • à* *»5« a»v^«a(%av® ««aSsdER «iT»S« W' **ww*s? w• W W W W W' >K¥W»S INTERVENIENTI D /ér,- duina, fua Sorella, Enea Capitano de' TroianL A:ate, fioAmico,. Bif fo , feruofaceto. Mercurio in Mac bina « Cborodilr ciani. Cbofodi■ Damigelle* e Paggi.. Choro di Piaceri, che Ballano. C ho ro di Fanciulli, che BaUano cowdfcanìo figlio di Enea. Cboro di Faceti. Li Balli furono condotti daMonfieur Filidoro Maftrodi danza di S. A.E. B r wi » «yru c ** w? ' jiTTvj SCENE. S Ala Regia, con Lumiere, & Imbandigioni di Botiglieria. ” Giardino,con ueduta d’una Camera Regia. Camera di Didone. Veduta delle Mura della Città : di diuerfi Edifici], e Lauoratori, che s’impiegano in vari] u£ficij diretti alla fabrica. Veduta delle Naui Troiane in Mare. Cortile. Bofco. Veduta d’un Antro: poiMachina diMercurio. La Scenafifinge in Cartagine. AT- " ‘ èéùà>Éi)àik--ìk'^è£è S S S * 5 Ti iT s T s i iT ATTO PRIMO. SCENA I. Sala Reggia con Lumiere : Menfa Dìjjim- bandita: adobbi di diuerfi Faji ci !’ oro » Enea, e Didoiie alla Menfà. Acate. Birfo addormentato. Coro di Damigelle, e Paggi. Ene; Alfà di Troia il memorando eccidio. Ciò detto,s’alzano tutti,e fi leuano le Mende. Did. Famofo Pellegrini etti la Fort ma Del tuo valor gel afa, emula audace Di Jdegera a la face E 2 Pub- Rubbò incendj tiranni, Per abbruciar de la tua Gloria i vanni; Ilio cangia in Cartago ; Cbe,fe di un Cor fei pago , Di leale amifta qui bau rat ne f Alma Pace aie guerre j e a le tempefìecalma* Calma,epace t’ offre il cor. Portojìdo T apre Dido Inquefli Liti, Gran Campione, Che mariti, Con difficile unione, La Pastoie coi valor. Calma, &e. Può fi ìfloria tu acerba, Non che ammollir un petto, Ve [àrdi tenerezza un nudofiiffio. Sì Ima rozza , e fiuperb a Ben u baffi non fifpetra sii fuon de le tue voci ; t fiordi , ò ingiufti Ben fon nel Ciel, [e ttfoncrudi , i Numi. Enc. A (Alpar del Lab ro , ab, cbéìoqttaci hà i lumi.) Ene: Grazie , e lodi Usarti dà. Fin che dlmart Vedi andare Ogni Fiume , Fin che al monte V ombra é* /’lume Lamhe.il piede y e bacia il fromiti Fin che Stelle il Ciclo baura. Grazie dodi Tua bontà m incatena, ATimprigiona il tuoFaflo , E obligataVirtùmnfàeontrafio , Ottetricvifa^eiaBellezza , cHMetto, ConT Alma, e coniadeflra Al tuo cenno primiero Sarò, qual più vorrai, fervo, o Gue riero, E, conjenti, ch’io ’l dica , Bella, pur or tn’ aunìfo, fvife. Che hai grande il cor , quanP hai leggiadroil Did. Del magnanimo Enea polite lodi. Ben ài’ bore notturne»& alJilenth B 3 Trop- Troppo, ahi troppo s'è tolto , e dei'udirti A riandar tuoi cafi L'indifcreto dejio Forfè ancor la pietà refe indifcreta. Tu vanne dunque, e intanto Spieghi il Sonno con l’ali lue nere Pigro, e lento ilfuo tacito volo ; Etai fogni mefcbiando il Piacere, PaJJìn C hore,fenz ombre di duolo . Spieghi Fredda larua d y oflìle fofpetto Gelidi orme non lafa fui core ; JHh con uaghi colori il Diletto Piaga à i Almafantafmi d' Amore . Fredda Ene. Sì,st ne' tuoi begli occhi Habbìapofa il Ripofo, e Tu quiete : (Se quiete, ò ripofo hauerpuò il Sole .) Did. A i ripofi men nodo Conaujpicio sìgrato: (Se ripofo hauer può chi hàil feti piagato.) parte. SCE- i .) te. > _ ì —- SCENA II. Birfo si fueglia, e prima di partire fà riuerenze ad Enea, che non l’oflèrua. Enea. Acate. Ene: A (mica. i\Cate,mìofedel. Ac: MioDuce. En:A* wò, che non è aero, Che mai cangi fortuna in cangiar loco: Fugij gt incendi > e venni in braccio al foco. Birfo fègue à far riuerenze. Aca. Deb, mio Signor, non vedi 6)W tempefìad ’ ojjequj intempefìiui ? Ene. Adiotbmntìuom. Fa con tua pace. Adio. Bir. E non più di cosi ì Ene. Chi fei ? Bir. Son io. Ene. A /’ abito , al parlar fembri faceto. Bir,,. Signor nò. Cauaglìer fon io de’’primi. Ene. Intendo. Bir.EfonpiùpreJJo, Che ogni altro, a la Regina ; E ancor mio privilegio b giorno, ò fera , Che Che,quandi io 'vòjicnmijt tienPortiera. , E ne. Ben d* Invidia (e degno. 1 Bir: A tanP altezza mi guidò FIngegno. Non mimancan Collane ,e Medaglioni. Per un fa del ricapito , Non so y ella m r intenda, alPOrecchio. Nonlacedo a un par mio. Infin fon Qentilbmmo , (mo. \ Corriere y Ambafdatore,? Maggior dbuo- Aca» Gran dignità per certo „ Bir: A ciò,cb r iofento r ' ' So render C eco, lauto che il vento Non la può meco. Acii&c- :! S* altri mal balla, lo peggio Juono * Gioco à la palla r ! Nè la perdonai S altri ©V* Parte. SCE- SCENA III. Enea. eAcate. Ene. jC" diffidi Aca. Qual proua ? Ene. Non fi può. Aca. Qual impreca? Ene. Imponibile» Aca. Che? Ene. Sareni vinti, Aca. Da chi? Ene. E follia cantraftar. Aca. Lode il defender fi. Ene. Dompugnan due rai contitene accenderjt. Giurerei, che fin Amante. In mirarsi bella Venere Già fon fatto freddo cenere, Abbattuto al primo iftante. Giurerei &c. Giurerei , che fon Amante. Atterrare al primo fptendere Suol il fulmine, e contendere Vn Guerrier non è bajìaute. Giurerei « C ' - SCE- S C E N A IV. Acate folo« T^SElbel nome d’ Amico Mifa dono il mio Prence } ela mia fede Pari ala Nobiltà^ vuol del fuo Fato Cb’ io n occupi gran parte , e lunge intanto D’accufar fife dimore , Cb’io faccia di mefteffo efcaal fi*’ardore, A dio 1 roia , A dio Roma, Il crin d’un’ aurea chioma Lega or l’ancora al Lido . Gran Magìa di Cupido J Cancellò da la mente , edaldefire llpaffato, ilprefente , e l’amenire . E pur è ver, Che tanto fà Bambino Arder ! Empie d’ardor , Traffigge i cor, Lega i penfier. E pur è veri E COSÌ jìày Che tanto pub ** Sua Deità . ' Soldi fojpir, Sol di martir alterava* . :. E così/là. SCENA v. Giardino, con veduta di regìa Camera. Anna, ricamando, & altre Damigelle pure, che ricamano. An. C Punta l* Alba, eàme ferene ^Sempre /’ bore guiderà ,* Che lontana da catene Amo fot U Libertà. Spunta&c. Mentre un Un Maeflra impiago, Son armata alpard 1 Amor. Strai d 1 acciaro è fatto un ago , C 2 Son : ' ( Son mei lacci un fio d’ Ma pofeia in pop bore, Se Sereno è Signore, Si muta in Martirio, Altri ©c. SCENA VII. Bìrfo folo. 1VT On mi la feto finire, ^ ^ Che uoleuo ben dire Di tanti, e cf alt retanti Cortigiani, & Amanti, Di Bireno infedele, D’ Olimpia t abbandonata a la rimerà > iy Armida lufin ghiera, Di Penelope fida ; E infomma de le fomme Scoprir de*più fegretiun lungo fluolo, Àia nulla ne uà dir, or chejonfolo. Cofa Afcofa Sotto nette, Sempre in breue Si Sì vedrà ; Che chi ha foco Molio ,ò poco, Se fi [cotta Grida òfiotta, E ogri un lo sfa. Cosa &*c. SCENA XVIIL Saia Regia . Didone. T3 Rimo Uccio dei dima, •*' E rimafiamma del Core , Suenturato Sicheo , Tu da gli EUsj ì Miriforfè il mio fallo, ombragelofa 5 S [Deb, fé può label? dima accoglier ira s [ Eccidi quejìa rea | Di tradita coftanza ; E'già commejfa La metà de la colpa,. Quando in colpa è ilpenfìero: Nelpenfa r di t radirti è il co rgià.nero» * Non PJon rinafcerper altri, Mà timer f Amor miofolo douea Nel tuo cene f felice, Salamandra ben si, mà non Venne, Ab nò ; non fon io rea ; D el mio fallir ; fu Enea Complice , Autore, e Guida: V empio ni immotò t l'empio s'uccida. S'uccida l'indegno, Chi m arma di sdegno > Chi porta il ueleno > Se il cor mi rapì Vb trargliel dalfeno, S'uccida sì, sì. Eccol, eccol: ob Dei , Quanto è uago ilfuperbo àgli occhi mieti Si fueni quell' empio. Con barbaro fc empio, Megera,et Aletto, Se il cor mi rapì, Gli e'I flrappin dal Petto, Si fueni sì, sì. Ecco/, Ecco!, eccol: ob Dio 1 Droppo è uago il crudel ; rempiafon ia. SCENA. IX. Anna, e Didona C^Ermana, e qual fui mito Nomo dolor ti leggo ? Did: Ab!cib,cbe\ Nella mia fronte* o cara> Scitto per man di congiurata Sorte, E il fune fio dejìin de ia mia Alo r te. Deb meni a foftenermi Anna, dolce mio Amore : £' bilanciali mio core, 'Tra 7 uiuere) ed morire » Tra Sicbeo, Enea. Quinci Amor lo trasporta > ’Deb Duponiti, o fida,, A la parte menforte, -e almioSicbeo Fìiycbe quefto mio cor nonfia mai reo . Scacciami pur dal core Quel barbaro credei; Es E s y ei non mol girfuore, Strappa il cor infedel, Scacciami &c. Parlami contro il crudo, E a prò del morto Ben ; Dammifaette,,e feudo, Antidoto y evelen.. Partami& 2 Che i > ! Che Amor mol così, Rifpondi t che il Fato Del Regio tuo Stato Così (labili. Cbefcufa &C* T ufai di riffe, e guerre Quanti femifon fparfi: 'Tiri, Numidi , e Getulifcberniti Girati liuidi (guardi al tuo gran Regno . Or fa f alto difegno Che confeguifca , e al Talamo Troiano Stenda pronta la mano , Di tantaforza a l’union nomila Tributaria cadrà C ojìe rubella. Poi l’ómbra jepo/ta, Quii’ Alma bai riuolta Deb dimmi , dou' è ? E'quefto un incanno T>el cieco tuo affanno, Deb credilo à me. Poi 0V. Did: Vtuta da tuoi configli io cedo alfine, EH I E il uarco apro del fenoalnono affetto . Alà qual orrido afpetto Ali balena sugli occhi ? Il tradito Conforte, oh Dio ! m uccide, Già, già mifquarcia il petto ,e il cor diffide. j4hi — An: Smene, aita, aita . SCENA x. Birfo, Didone, e Anna» Bin T/ Luftrijfimo Enea, * Quel Figlio d’una Dea Vorria far rimrenza *4 la Gran JMaeftd di Sua Eccellenza. An; Digli tofìo, che entri. Bir; (La co fa paffa ilfegno. ) An: Di sì grandi 'uopo il feto foccorfo è degno. SCENA XI. Enea, Acate, Ancedetti. En: M R e P na — Qual nube LV \ yda il Ciel dei juo volto ? D 3 An: Sofìené :do Dido ne* An: Agli njficj di Pio, Signor , P imito. Nel nome diSicbeo, Già fmvita, orfrn morte , Suenne y de P ombra amorfida Conforte* Ener 'Tornate, à poco à poco, Bei Lumi, a fcintiUar, Vi prefterò il mio foco r , Per fami rauuiuar* Tornatele* Deb l r Animafugace Torni à dar uita al cor* Vi preferì) la face , Che il ienm accende ogni or. Deh 0T&- Did: Ab, qualuocepoffente' Ah richiama tra nini ? An: Liobligo eccelfo al Pio guerrìer ri af fitti* Did: (Se Sicbeo mi ha ferita, Oh dolce per Enea tornar in uitaì') An: Deb qualficonemena ardendo ^ e ^ a ^ ro PoUegrin,cheporta accolto Acate. ^ onfai } fi Marte y ò pur Amor nel mito. Did: i. Did: Occhi belli, ad Enea, Màmbelli , Che Meniteli far Voi qui ì En: Labracare , Non inten- p roppo auare , fi à ìdf Parche mai non dite à me ? Did: Ho affai peneper morire , Perche dunque oh T>io t Mentre A trafiggermi così ? Ene: Voi con Cambre ragionate , E il mio duolo non mirate Per non render mimercè* Did: Occhi &c. Did: fPenfa,ch'io per Sicheo ferbi la Fi*") Aca : Alà qual Beltà compagna Riguar- Non mi lafcia col guardo ? Anna? ^ tributarle il cor perche più tardo?) Si guardano gli Amanti fenza parlare. Bir: In tanti alcun non parla ! Did: ( Anna^on mi lafciar, ch'io fonfmarrita.) En: {Acate miofedele foccor[o,aita.) An:aDid:*JV tu aunampiyGermana^rdo ancor io. Aca: Aca; adEn e.Tu bai perfo il cor e,e già vacilla il mio. ^ ne ' ac | ^ c ’ V imtagbì forfè il mio bel Sol P Did adAn; a j a An: (AJbt è/eco. Ac: (Chi è [eco Col fortercbio fptendor ni bà fatto cieco. An; Che grazia /Ac: Che beltà l An; Cbe uè zzo (oh Dei ! An; Ac; D'cjfer .vinta S x Germana,^. [vinto ,c ° mio Prence,l°£ mrer£ *' Birfo ftando nel mezzo crede D’ efier guardato, mentr’ eflfì amorofamente fi mirano. Bir; Ciafcunmiguarda, bò forfè Un moflaccio ridicolo , ò fon bello ? O x a eiafcun di coftorgira ilceruelloP Ene: Glorio fa Imperante, Eccomi àie tue piante , Per r inoaar ti , e le mie preci, eiVotì. Obligati, e denoti c Ei confacrogli affettil Or cortefe permetti, Cbe Che di me l’altra parte, e la più cara, Or ti preferiti , Acate , Gentil Moflro dtfede , E d'dmijìa, siprojìra al regio piede. Ac: E qui tributa, e vafsallaggio, e onore. An: (Non m ingannai nel fargli don del core.) Did: Ben de la Dea piu bella , e del piùfaggio Era Mortali immortale Sei Eugran figlio , e lode. Ciòcche dtfpone Enea Eia legge, e tutto ottenga Dal mio Scettro fourano. Io impugnerollo, ei reggerà la mano* Ene: Di magnanimo , e grande Quejlo han leMaefla,cheil Eempo ingordo, Del tutto ufurpator y lormai non tolga llfolleuar gli opprejji, Et in tauri cangiargli altrui CipreJ/j. Nonmerto Did: rf* accerto Ene: V onore Did: Col core E Ene: | Ene: Di tanta Amifììt. Did: Ripien di pietà. Ene: De/to Did. Oh Dio ! Ene: Che gradifci Did: Che ambisci? Ene: La mia feruitù, Did: Fors y anche hai di più. Partono per mano. SCENA XII. Anna Acate. e Birfo. Bir: A DeJ/o la Regina non mol Paggio. ^ Il nego tio ua bene a buon maggio, Aca: Se non mi /degna adoratore umile Tua belù Signorile t Seguirò del tuo piè /' orma reale, An: Ben èia Gentilezza almerto eguale, Aca. (Coflei fembra puruaga.) glidàlamano. An: (Bellegrìna Beliate oh quanto appaga ! ) Bir: Qj^fia fpecie di fina furberia partono. S'addimanda oggidì, Galanteria, Seog- Se ogni Tiri a Donzella ~ Ai Giouant '7 roiani Sì affabile rimiro : Affé che ogni Troian diuentaTiro. Mentre uuol entraregli fi fa in. contro un buffone, & Egli retta attonito. Piu dP un buffone in Corte ? La Gelojia , è unCrepacor di Morte. Va per altra parte, e Tempre s’incontra in buffoni. Ma ne nè più di tré, Bifogna fiar in tuono . E\Forza che ilmeftier jia molto buono. ■ Qui fegue il ballo, quale finito, torna Birfo, e libatte. Eh uiafuori di qua. Non ut ci uoglio affé per uerun patti. Sanala Corte un Ofpedal di Matti. Fine dell Atto Primo. __ E_i _ATTO jjfo («Ìt© <5T© STS>* ?>fe) 57® 5 t$) Si© Sic) Si® Si© Si® ■i§ § if f 11 ? § t f ?, Che inamor a» La Beltà, che in voi difcefF*. Did: ( Ma ferma ! e chi mi firmge i tal Duce, e Maefiro Son io » la mia nemica Mi lufingò d’affetto, Amijla mi promife : eccola appunto . SCENA IX. Anna, e Acato- TV/T la Iella. An: A quejlo nome.* ^Anna più non rijponde l». Quejlo fommergan l’onde Nel tuo partir ben tojlo , e perche vada Più Jpedito il tuo pajjo Mi ripiglio il mio core , e qui ti laffo. Vuol partire Ac: Deh m > afcolta,0 crudele.*, An: Dimmi pur, dì, CheJon crudele, e fiera; Sarò così, Che liberta m è grata. Già Già non penfar Col dir, che fon Jpietata, Ctì io 'voglia far (£ u e fi? alma prigioniera Dimmi, ©*<\ Aca: j4Jfe cruda , e fevera-». An: Non dirmi,nò Che fon / euera, e cruda-»* Non cangerò Nò, nò giammai penfero. Col dirmi tu Hai nome lufinghiero In feruità Non fa, che il cor fi chiuda. Non, s c E n a x. Enea, Acate_>. Eh: A Cate? Ac:Enea? En: Perchefojpefi? Ac: Perche non lieto ? En: Dido (Etu Barbara al par, che bella Hron- Eronca a Rancore no lire la fune, e impone toflo Dar à i remi la man, le 'vele al 'vento, E le dolci Jfieranze, e ogni contonto» Cbefarem ì SCENA XI» BIrfo, SudettL BinC Eruitore^, ^ Seruitor,Camerate. Egli è cofìmne in Corte Chianti vn Prencipe va, CheJta [olito a dar - belle Parole. Per non dirla più in la. En: Dimmi. Arrechi tu forfè Nuoui amiji funejli ? Bir: Eh , tu non m* mtendejìi. Eri: Sol per breui momenti La mia vaga Regina Ali concede, ch'io refi? Bir: Eh,tu non m y intendevi. Parti. En:j Eli: ripunto io non comprendo Vn linguaggio da flotto. Vho con te,Sorte implacabile, Con te /’ ho, per fido Amor. Nel piacer è quella injlabile , Stabil queflt è nel rigor. Libò , &c. Ubò col Fato ineforabile, Ho co’ gli Afiri il mio liuor. Quei nel mal fempre è durabile , Labil quefli ne tfauor. Libò, ®c. Ab nò, non vi beftemmìo, amati Numi, Se tutti bauete il Cielo in que ’ bei lumi. SCENA XII. Acate folo. T O non so qual ni accufo, ^Se il Defìin^fe il mio bene, O fe me fleffo, Afa che ? giammai non dee reftar confujo, S’arde colui, ehe corre affoco appretto. Q La La bella crudele , Che amarmi giurò, Se pei fè infedele Dolermi non vò ; Il nome d } Amore, Se Raggiungi vn fofyir } fol dice : Ah more. Se dijfe di’ amarmi } E pofcia noi fè ; Per quefìo lagnarmi Non so di fua fé. i La voce d* amare ~ , Porta feco nel fuon vicende amare. SCENA XII l Camera Regìa u». Didone fola. Y)iù amante non peno , Ripofo ha il mio fen : ■ r ‘ Letale è vn veleno A /’ altro velen. La doglia è lontana: O • S° La piaga guarì : JJ un ferro rifina , Se /’ altro ferì . SCENA XIV. Anna, e Didon^j. An Errnana j a te ne 'vengo, Lieta nel tuo gioire ; Partirò i noftri lacci, or parta fico La memoria di lor/ciòIta, e leggiera; E fra l r opere nofire^. Sol quefid una fi taccia i>. Perche di più color 'veli la faccia ? Segui il conjiglio mio ; Donagli error di’un cieco a un cieco oblio. Did: j4h sì, fquarciji il manto De /’ infinta Virtufe. Sòn ueri»m r l so, Germana, Ma mani i tuoi configli. Il de fio mi trasporta , E doueha il fuo defio forza è scappigli Valma } che in uà feguir uuolpur la jcorta\ G 2 Di Di più fana ragione l.. Tale ilnocchier ,cm troppo onuJla,e grane Gli contraili la Nave Erto cP onda nemica, Indarno ei s'affatica,ed' uopo è alfne Ceder fi Jìeffo a P umide rottine. SCENA XV. Birfo, e Sudetti. Bir. Bir: A Allegrezza, allegrezza ♦ ( ro ^ Signora,con preftezza, il pio Guerrie - Già marchia,efgbora il lido.D id. Che rap- Mal nato, a nofìri danni ? (porti, Signorano, non parte per cent' anni . Did. Non parte dunque Enea ? Bir: S ignorafi. Did. Che dunque ? Bir. Signornò . Did. Lemieuoglie Perfido gli ejponefli ? Bir. Eh, tu non m'intendevi. An. Dice Dido ì fie dianzi Le ■- Lejne brame ad Enea facejìi note ? Bir. lo noi feci di notte , Signornò, cb' era in circa mezzo giorno « Did. Se , che parta veloce; 0 pur, che qui trattenga ilfuo[aggiorno? Bir. c Torno a dir, eh ’ era giorno 5 Et egli fe n andana. Did. Doue,oh Dio / Bir. Poi venim . Did. /br/e ? Bir. Partiua. Did. Come, oh dell Bir. Poi tornaua. Did. Infine, che t'efpofe ? • Bir. lo non so tante cofe; Chehauend ’ ejfo jindiato il Calepino, Sh dir sì ben, che,filando a orecchio tefo, Con gran fatica non 1 bò punto intefo, Parea Jdegnato Con quei di su ; *1)1 poi mutato Nonpareapiù. Parea $Sc. Si lamentami Nè so con chi. G3 Poi ' Poi dubbio fiatiti \Tra 7 nò, e 7 sì. Si lami Did. Ma pur de le fue voci Dì, non [apre[ìt tu dirmene alcuna? Bir. Signor fi. gualche di una. Et eran quefie, eh’ io dirò : Martoro, Regina, Stelle, Cielo, Amor , io moro. Did. Meco deh uieni, ò cara. In traccia del mio bene. Parte An. O puf di nuoue pene. Parte , SCENA XVI. ' Birfo Polo. \7 Or ebbe lamia Vita v Più tojìo a la Galera effer dannata, Che fernir a una Donna inamorata. Son le Donne,belle, ò brutte , In Amor poco feuerey Vengon fubito al douere Tali, e quali ~ — tutte , Talun Talun moftri, che fi [tempre CI lor dica, che fin belle, Caftan vedove, e Zitelle Qualche uolta - — fempre. SCENA XVII. Porto di Mare Con veduta delle Naui 'Tmane Enea Acate. Afcanio. Moltitudine Di Donne, e fanciulli, che afcendono in Naue. Choro. A V imbarco, a /’ imbarco, a Roma, a ( Roma. Aca. ^7 Fati Ene. 2 Placati Ci guidino alfine De h aure latine yt figger ì fiati. Non mirti, non fiori; Ma palme, ed allori. Et Ci adornin la chioma: Cho: A l'imbarco, a l'imbarco, a Roma,a Roma. En: Pur da lamate mura Non sa far vela tl guardo , A men del guardo il core , Che per me fol non ha piu lati Amore i»* SCENA XVIII. Birfo , e detti. Bir i^Ignor, fete in arre fio , i Creditori ^ Con fojfietto di fuga Han cauato il mandato , e la Regina Vuol in Perfona fteffa Par lEffecutoreffaLs. Veder per la mia parte io non prefumo Con Troia andar la ben andata in fumo Aca: Ecco la tua Tiranna-*. En: Oh del, non così bella-* Brilla nel Ciel dì Amor d'amor la fella. Aca: Anna v’ è feco al paro. Sù nafcondete o mai Stelle pallide, e vinte i voflri rat. SCE- SCENA XIX. Didone, Anna, e Detti. DidiTf Ccomi manzi a lui. *-'Via,ftartiteui il core O due Furie de F dima , Odio,® Amore. Che fara crudo Cielo ? 'Tutta ardor, tutta ghiaccio,auuampo, e gelo. ’Tra la gioia , e 7 martoro Tut: à p. di oro a mirarlo, e a non mirarlo io moro. En: Cruàelijftma Dido , à che ne vieni ? Vieni amante, ò nemica ? A' far guerra, ò pur pace ì A' dar vita, ò pur morte ? \ TT'4 non fauelli, oh T>io ? Non rifondi crudeli t’intendo. Adio, Adio begli occhi, Vado a morir. Per fami fereni Se bafta cP io peni, Con f triti forti A mille le morti Son pronto a fojfrir . H Di- 1 --—---—-- 1 ! I. f Did: Anna, deh per me parta; ^dAn: Che’ j’ io foto m’ajfifo che En: A lei bellijfimo Vifo, no ode. Al Diurno filendore Fugge lo fdegno, e fa ritorno Amore, En: Deb quel mori a me dona, E allhormifia la morte 'DolciJJìma fentenzeu. Ah so, che non mi lice Il fembìante felice Mirar ; che r va difciolto Quel Reo,del fuo Signor che mira il 'volto. An: Enea -{'Did: Deb quanto, e come Dolce fuona a /’ orecchio il fuo bel nome.) An: Qui giunfe la Germana, Non per *vdir de le Sirene il canto , Ma per mirar da lunge Far 'vela il Fin nemico, e girn’altronde Per non 'volgerfi indietro al par de l’onde. Did. Ah nò ;fenp sì fieri ilcor non haue » Ned ’ hebber mai sì rozzo core i Peni. Venni mefla, e pentita , Per Per cercar la mia vita, lo sì,mio uezzo Credei fpirar. Mio lume gradito , Se m eri Jparito QueJP Anima rea Giammai non volea Più luce mirar, lo &c. En. Pur gemo. Did. Percheì En. Pur temo. Did. Di che ? En. La meta Did. Fia lieta Al pari del Dì. En. Sofpetto . Did. Prometto Di darti il mio sì. (ma- Bir. A r imbarco, a f imbarco, à Roma , a Ro - En. Non fi parli di Rome. Vn chimerico nome H 2 Non i Non tri inuolì dalfeno il mio teforo. Val più di mille Rome un belcrin d’oro. Ac: Bella dagli altrui uezzi V ejfer uezzofa apprendi; 'Deb mi porgi la dejìra Quanto laftrinfi maliosi pietofa. Ac. Nò } nò noi fare Non mi toccare , Perche abbrugiarti Potrefli , ò mio ben. Non so Jpiegarti Quant* arda il mio fen. Nò , nò) &c. Ac: Sì) sì) felice Sarò,se lice Farfalla amante Quel lume baciar. Godrò, cofìante 1 vanni abbrugiàr. Sì) &c. Dici : Si compongan le menfe , Oue il regio Jplendor chiaro fi veda, E a le gioie d'Amor Lieo preceda , Birfo Bìrfi farà tua cura IY incaminarti al Bofio, Doue a caccia reai Enea fia meco. Bir: ( Ma la fera, e già prefa, e C ha già (eco.) (hp.') erutto a r ordine jia: che il nofiro Biffi la macchia, a lafilua, a Caria a tacque, Cacciator non amante al Mondo nacque. En: dfianio intanto, e il fio Drapel figuace Scriua col piede in legiadrette note Il mio piacer fui lido. Bir: Et a danza gentil tutti ui sfido. Segue il Ballo de* Fanciulli. Fine dell Atto Secondo. ATTO, p§S$LS?OS£'Q ? p ATTO TERZO. SCENA I. Cortile «. Bìrfb con Falchi, reti, Scaltri inftromenti diverfi da Caccia, con li quali farà ridicolofàmente abbigliato. Bir: T L gaffa del cacciare *“■SorpaJJa ogrìaltro affé . Nelbetter, nel mangiare Egttalpiacer non è . Il Ve. Lo fpasfo d'uccellare* Per me pari non ha. Nè il fuono, nè il ballare V auanza in verità. Lo &C, Quel de C inamorarmì Ben ridicolo parmi, Vedi un qua L’altro là. Quel Jofpira Quei s* adira; Se quejìo è far t amore , Chi non è pazzo affatto Dirà j che fan l’amore il cane , e il Gatto • lo per me non mi credo Di matprouar la careftia ne* fpajjì. Se pur qui d* ogni forte , e d? ogni mefe Non mancangli animali nelpaefe. SCENA II. Camera Regia : con ‘Tauolini, e j'pecchi Didone. Damigelle che le acconciano il Capo. Anna. Paggi. e 3 su } mt componete Fide Fide ancelle , i crini d’ or - : ^ Fate ormai d 7 efiì ma rete ! Per legare m nobil cor, Prefìe &c. An. Su di fior fpargete intorno Con belI Arte il crine, é*l fen . Eallbor piu uijembri adorno, Quanto /’arte apparemen. Sii &c. Did. Anna, non ben del configlier criftallo \ llmiodefir s 1 appaga : Come ti fembro uaga ? Vorrei parer adorna, e in un negletta, E il negliger fi poi ftudio parejje , Poi quell 7 Arte dnou arte al fin cedejje. \ ] An. Il comparto è perfetto. V accordo de* colori ìnfieme uniti Fa bella pompa ; il tutto , E'nel fuofito; or refi a Di fconuolger il tutto , Si che /’ arte poi uengaì parercafo, Didone s’accommoda i capelli bizarramente. Did. ■ ... - Did. Bafia così ? An. Cosi. Così. Non più. Ma deb dimmi ancor tu, qual ti rajjembro? Vorrei , nè so che voglia-, Sto fra 7 si 3 e fra 7 nò d 1 ejfer ben mejfa. Pendo dal tuo conjiglio, ò cara Dido. Non men dì te brani ’ io Cacciai rie e amoro fa ejfer d? un core. Ojferua aparte> àparte, epofeia in tutto, Se (ia vago il ccfirutto. Did. Anna i, lu fé' Maefìra. An. Ah che tu fingi. Dimmi il ver ciò, che fentì , Nègelofta franoijìadi beliate: *Iantò più altrui rajjèmbrerem Sorelle , Quanto fimìli più ne /’ ejfer belle. Did: Ogni tuo najìro è vn laccio, Et ogni ago è vno jlral del Tùio Cupido. An: Affé non me nè fido. • • * - Did: Orsù al giro del fianco Raggruppate la vefle 9 Che fuccinta ejfer bramo. Sù,la faretra, e l ? arco Recate. Eccomi al fine*. Si alza. 1 AÈ • i Altere , e pellegrine Son quefiefoggio And gentili An: Conjìglio Da me più nonjfierar y Je non fojpetto. Did: Uonta ancora fra noi paffi in diletto . j Su sù andiamo à la caccia, An: Eccomipron- E gli Augelli, e le fere * ( ta. Dentro il filmflre nido Fian piagate da noi , noi da Cupido. Did: In finta battaglia, Le fere / af aglia > Ala piagbinfi i cor . S’accenni à le beine , Aia poi tra le félue Si colga ad Amor . In, &c. SCENA III. Bofco . Birfo, e Cacciatori, che tendono reti. 02 It compagni al lavora. ^ Prefio , prefio fi ftenda La La rete di Vulcano, Che già vien Marte, e Venere ha per mano. Tirala, lentala, attaccala. Più, giùlpiù sù, nò y nò, sì, sì, la. Ih. Più in Ih) più in qua,fate; fermate; Adagio, Ptefto . Sapete pure , Che quandi è per la caccia icori fempre i Padron : prefto fifaccia. avanti li Orgia tefa è la rete, e noifiam dentro. orche- Ma pur in qneflo mentre ftra ' Chi c è ci fìia, e chi non c ’ è, non c y entre. Di fìmile forte.» Suol ejjer in Corte. La rete fi tende , Ma nulla fi prende ; Che i^ugel pajfa, e [cappa, E fol ciafcun ne la fua rete incappa . Di ftmile forte Suol ejfer in Corte. Ciafcuno tti pefea > Ma perde fol Cefi a ; Che ilpefiepajfa, e nuota, li E Vibri colpi fatali. An. Imparai da tuoi lumi a lanciar ftralu E tu, deb come bene Fai cader ne le reti ipinti Augelli. Ac. Tender reti imparai da' tuoi capelli. E ciafcun refta fempre a rete vuota. La caccia va a rouerfcio. Fa il P amn bella coda. Dirò pian, che ognun odas Ma non v J ha poi fapore . ! Ciafcun vuol farfi onore Ma ftan menti ei s ’ adobba il Dì di gala , V Aquile in firada, e i Papagattt in fata. Si vede caccia d’Animali divertì. SCENA V. Didone, Enea, e Sudetti. En. r Y t Rofeo de la tua dejita Cadde la Damma e flint a. Dìd. Non è vero. Tu fcberzi. Riconofco il tuo ftrale. Fne. lo la piaga, eh ’ è tua , meglio rattuifi, Se da mille di quelle ho il cor conquifi. En. Ecco da quefta macchia Fugge Cerna fpedita. Did: Tu fiegui me, mentr io lei feguo ardita. Bir: Auoi Signora; vn Porco. Partono. An: Don è ? Ac: Don' è ? t Bir: Vedete Come arrota le zanne Comejpiravelenda Cirte ciglia? ( miglia . An: Don'è? Ac:Douè? An:Don*é?Bìr:Lotdfei An: O fciocco . Ecco dauero vfeir da Vepre Timidetta ima Lepre j. lo la figUO Col COrfi. Corre via. Poi torna. Aca. Bir la I- An: Ac: An: Bir: Ac: Ma non miri ,0 bell'Anna, Qual temeraria nube In*nzi al doppio fol degli occhi tuoi Ofi/tender fuperba i vanni fimi? Porta notte , e tempefta ->• Qual Nemefi funefta Scocca lampi da gii occhi , E da le labra imondeorribil tuono / Cerchiain fido riparo Era il giorno che al fol fi scolorato, 'Ricatterò AP vn pouero, Oh cauoli ! * — I Diauoli La grandine ' Vallano , E ballano In Aria. Che brutta canaria-*! Vò con Ajlianatte a ftar nel tomolo. ' Quefto è quel temporal, che rapì Romolo. "* Fugge, s.'yk SI vedo un làpo s’ode_> Tuono. Seguo Grandine. 1 Ì:T V I SCE- SCENA VI. Veduta d'un Antro . Didone. Poi Enea. Did: CO/ de fulmini accefl al cieco lume pm riuolgo il paffo ; . Dotte vn cattato /ajf/o ^ . v Dotte vn cattato/affo "f. v Opportuno ricetto offrir potrìo-,. ' /or»/ lampo, e condottar mi flit. Segue un lampo, e Didone entra. En: Se la luce improuifa *Diè /patio al fenfo, e rimirar potei. Jpuì vidi entrar non sofefera, odbuomo. Pur migioud-»: - Mentre vuol entrare r elee Didone. Did: Chi pone In quefla foglia il piede ? .. ^y y Eo: Vn ber faglio d? Amori Idea di fede. Did: Enea ? En: Vezzofa Dido ? Deb ti ricoura , ab non ufeir da T Antro. | Did:'* Did. Nò> che il regio decoro Non ammette , che teco Mi raccolga tino fpeco. Par febrami* ò mio bene, Che teco io qui del Cielfugga gli [degni, Fd conpronuba pace , Che Amor ad Imeneo prefti la face, Ene. Fi lego con la deftra il core in pegno : Did» Et foconi'alma or ti confacro un Regno . Si danno la mano Et entrano. Ali. D SCENA VII. Anna, & Oleate. Poi Birfo. (ga. Iqttefi? Antro la foglia ambo ci accol- Entrano. Bir. Maluenga à fdrmciolar : quafì cadei , Cade Se non erodi corpo agile , e prefio. Ohimèfon tutto pefio . ■ SCE- SCENA VIIL Si muta F Antro in una Machina doue~> fono ajfifi Mercurio. Amore. Imeneo , fei Piaceri ,, che ballano. E si raffrena il Cielo. Merc.T""^^,g/z abijfi del Fato, ^' Otte con penna d or Z ifre di fi elle . Seriue C Onnipotenza , lo meffaggiero alato A'' Te, Frigio Campione, A f Te, Donna RealjUolgo le piante. j In sì f 'Mime ifiante Giano con Citerea placido nodo D'Amicìzia, e di fede. Stringon nelCiel, uoìlo fùngete iu terra. Non più turbini , e guerra, Ma perche belle gioie accolga il core V ma Imeneo m manda, e /’ altra Amore. I 0 | Bell' Anime liete K Uni. Unite,fi tinge te Duo cori in un cor • Del pari nel petto Sia un foto T affetto, E un folo l'ardor. * Bell &c. lo parto , e fol confacro Semi ai uoftri uoleri 1 più cari Piaceri ; Cui uan fempre feguaci Caffo cor, caffi amplejff, e caffi baci. Sian fempre fra uoi Grand ’ dime d?Eroi Due fiati un refpir. Fra uoi fi marite Fn dima à due 'vite , Due Alenti à un defir. Sian &c, d i ^Decreti del Fato Did.eAn: Nonfia mai , cb’ io dijfenta. Ac: Enc: Non contraffi un momento Did.eAn; Se contento fei Fu ,fon io contenta. Ene. Ene: Ac: Se contenta Sei Tu fon io contento * Ani Voler bene E~ pur poco. Le fue pene Son un gioco. Voler ©c. Aca: Ghtefìo amare Riefce amaro „ E pur pare 'Tanto caro. Enc: # Hò un fol core E non più. E quel core Haurai Tu. Hò&c. Did: Sola un Alma Chiudo in me. E quell' Alma Vine a Te. FINE.