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Dialoghi sopra le tre arti del disegno
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239bella, che facesse a fresco quel valentuo-mo. E chi ora vede quella cupola, nonresta capace, nè può mai intendere, comeun'opera così maravigliosamente inventata,e disposta, e che giustamente è stata inta-gliata in rame, sia poi cotanto meschina-mente colorita, e contornata. Per lo chedovrebbero pure i Signori considerare, checoloro, che ritoccano tali opere d'uominigrandi, non essendo nemmen capaci, percosì dire di copiarle; non possono far dimeno di non istorpiarle. Anzi parlandosid'opere fatte a buon fresco, non possonoritoccarle nè meno gli autori medesimisenza deteriorarle. Quindi è che, quandoPio IV. fece ritoccare a Gio. da Udine isuoi grotteschi maravigliosi, e quelle tantestupende bizzarrie, che avea dipinto nellelogge Vaticane, fu universalmente biasi-mato; e il Vasari, che lo racconta, sog-giunge: (a) Il che fu errore, e coſa poco con-ſiderata, perciocchè il ritoccarla a ſecco, lefece perdere tutti que' colpi maestrevoli, cheerano ſtati tirati dal pennello di Gio. nell'eccellenza della ſua miglior età, e perderequella freſchezza, e fierezza, che la faceanel suo primo essere cosa rarissima. Pari-mente quando Guido Reni, come dice ilMalvasia (b), volle riparare i danni, cheavea(2) Vasar. p.3. a 582. (b) Malvas. T.1. c.14.