238artefice, poſta in confronto dell'opere loro, fa-cessele parere alquanto oscure, insorse controal Vandick (*) una sì fatta persecuzioneper opera d'alcuno de' medesimi, che egliebbe per bene il lasciar Roma. E per questoancora io mi credo, che cerchino alcunicattivi pittori di indurre i Signori a farpulire, ritoccare, e impiastricciare le ta-vole, e i quadri de' valentuomini, se purtalora non lo fanno per la gola di pochipaeliM. Io non saprei decidere, o sapendo nonvoglio interporre il mio giudizio, la-sciando, che ognuno ne pensi ciò, che glipare. Quello che io posso dire, è cheavendo Ciro Ferri lasciata la cupola di S.Agnese non interamente finita, la dovevafinir'io, come egli me n'avea pregato, manon avendola potuta terminare io per variimpicci, che non me lo permessero, fu laparte, ch'era rimasa in pendente, tirata afine da un altro, che non voglio nominare.Vedendo poi costui, che troppo enormeera la differenza, che passava tra la sua,e la pittura di Ciro; che fece? Ripassòanche tutta l'altra parte per ridurle am-bedue alla sua maniera, e così guastò ma-lamente l'ultima opera, e forse la piùbel-(*) Questa Vita è stampata dopo la morte dell'Autore, e queste parole si troyano a c.281.
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