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Dialoghi sopra le tre arti del disegno
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231golo di Roma dall'ignaro volgo; e quan-do dico volgo intendo di parlare nellalingua dell'Ariosto, che in questa guisa lospiegò: [a] dal nome del volgo voglio fuori,Eccetto l'uom prudente, trar persona;Che Papi,, ImperatoriNon ne trae ſcettro, mitra, corona;Ma la prudenza, ma il giudicio buono;Grazie, che dal Ciel date a pochi sono.Questo volgo, per dir quel ch'io vo' dire,Ch'altro non riverisce, che ricchezza, vede coſa al mondo, che più ammire,E senza, nulla cura, e nulla apprezza.Sia quanto voglia la beltà, l'ardire,La poſſanza del corpo, la deſtrezza,La virtù, il ſenno, la bontà; è più in queſtoDi ch'ora vi ragiono, che nel resto.E crediatemi, che l'opera appena comin-ciata rimaneva sospesa, ed io rovinato, escreditato per sempre, se il Papa non ve-niva in persona a vedere quello, che ioaveva fatto, il vedere da se serviva anulla, se egli non fosse stato intelligente,come egli e: e quei veri miracoli dellanostra professione perivano miseramente,prima per colpa della somma trascuraggi-neP 4(a) Ar. C. 44. St. 50.