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Dialoghi sopra le tre arti del disegno
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232ne de' passati, e poi della falsa perizia depretesi intelligenti, e de' Signori di buongustoB. Parmi, che la colpa in questo fatto fossemaggiore per parte della trascuraggine, edell'ignoranza, che avea lasciato ridurrea un così infelice grado le più celebri ope-re, che sapesse produrre l'ingegno quasidivino di Raffaello, a favor loro si po-tesse venir fuora con iscusa di sorta alcu-na. Dove che gli altri, che facevano daintelligenti, nel distogliere il Papa da la-sciar mettere le mani su quelle immortalidipinture, potevano addurre per ragioneil timore, che nel toccarle venissero aperdersi affatto, come è seguito più volte.M. Quanto bene qui si verifica quel bel ver-so, divenuto detto proverbiale (a)Dum vitant stulti vitium in contrariacurrunt!In somma il volgo non conosce la stradadi mezzo, e perciò sempre negli estre-mi, che sono sempre viziosi; onde è, cheo lascerà andar male le pitture, e consu-mare dall'umidità, o dall' intemperie, dalsalnitro, o da' raggi del Sole, o dalla pol-vere, o da'tarli, o da qualch' altro ma-lan-(a) Oraz.

mo; o